A GUBBIO BISOGNA ANDARE OLTRE GLI ASCENSORI!

Durante la recente tre giorni di scacchi che abbiamo organizzato presso la Sala Trecentesca di Palazzo Pretorio, dovendo gestire circa 300 persone tra giocatori e accompagnatori, mi sono reso conto di un problema che la nostra città non può più sottovalutare.

Noi eugubini siamo magari abituati a “scalare” dislivelli, a salire scalinate: non ci preoccupa arrivare anche a piedi nella parte monumentale della città.

In realtà, tra chi è pigro e chi ha reali difficoltà a muoversi, la parte alta di Gubbio è difficilmente raggiungibile.

Oggi ho letto che gli ascensori sono tornati fruibili. Purtroppo, per motivi tecnici, durante il torneo erano fuori uso e abbiamo dovuto accompagnare alcuni giocatori anziani e con disabilità in auto fino a Piazza Grande.

Ma, al di là del torneo di scacchi, credo che Gubbio meriti un progetto degno del 2026, capace di rendere Piazza Grande e Via XX Settembre accessibili e facilmente raggiungibili da tutti. Un progetto che vada oltre gli ascensori che, per ovvi motivi, oltre a funzionare solo parzialmente e in determinati orari, non sono più sufficienti a sostenere un’esigenza sempre più sentita per una città turistica come Gubbio.

Nel recente passato ha fatto molto discutere il progetto della Fondazione Perugia, inizialmente approvato ma poi, per vari motivi, tra proteste, difficoltà tecniche e varianti progettuali, svanito (almeno per ora) nel nulla.

Le altre città umbre con caratteristiche simili a Gubbio, in termini di struttura urbana, si sono mosse in modo molto efficace: basti pensare a Perugia con le scale mobili della Rocca Paolina, ma anche a Spoleto, Orvieto e Assisi.

Per concludere, non so quale possa essere il progetto migliore, ma una cosa è certa: gli ascensori non bastano più. Bisogna progettare qualcosa e, soprattutto, realizzarlo. Il mondo va avanti e Gubbio deve cercare di stare al passo. E può farlo senza snaturare la propria bellezza medievale.

IL NUCLEARE: SOLUZIONE ORMAI NON PIÙ RIMANDABILE

La guerra all’Iran e le conseguenti speculazioni sul prezzo del petrolio e sul costo dei carburanti hanno riportato in evidenza una questione che sostengo da anni, anche impopolarmente.

Il nucleare è una soluzione, anzi forse l’unica soluzione in grado di produrre energia pulita, sostenere i fabbisogni di industria e residenziale e mantenere costi relativamente bassi.

Purtroppo, la lotta alla decarbonizzazione del pianeta, portata avanti, ahimè, soprattutto se non soltanto dall’Europa, ha generato un circolo vizioso che alla fine abbiamo pagato solo noi cittadini in termini di bollette alle stelle e inflazione su ogni bene di consumo, generi alimentari compresi. Sì, perché il prezzo di ogni bene è influenzato dal costo dell’energia, che noi italiani in particolare abbiamo tra i più alti del mondo proprio perché non autosufficienti.

Ben vengano le altre energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, ecc.), ma queste non saranno mai sufficienti da sole a sostenere i fabbisogni dell’industria sempre crescenti.

Le industrie “hard to abate” (acciaio, cemento, chimica, ceramica, vetro, carta, ecc.) hanno risolto il problema aumentando i prezzi, tanto è vero che molte di esse presentano bilanci eccellenti. Chi ci rimette alla fine sono solo i cittadini, che non possono scaricare su nessuno i rincari.

La tecnologia e la scienza oggi hanno fatto passi da gigante e finalmente, anche con l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza energetica, l’Unione europea ha invertito la rotta puntando anche sul nucleare per la transizione energetica, sostenendo lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (SMR), centrali nucleari di dimensioni ridotte, più flessibili e più rapide da realizzare. Sono fresco reduce dal K-Energy di Rimini e ho un po’ approfondito l’argomento.

Ormai la politica internazionale, l’arroganza di Trump che sta mandando in fumo 70 anni di alleanza, la guerra in Ucraina e quella in Iran, ci hanno mostrato con evidenza che è necessario ragionare in termini europei su tutto, in particolare dal punto di vista energetico.

Ma, a prescindere da questo, permettetemi un ragionamento da italiano. Guardate la mappa delle centrali nucleari in Europa: ha senso continuare a dire NO al nucleare anche se siamo circondati da centrali di altri paesi? La risposta è sicuramente NO, a maggior ragione oggi che esistono tecnologie con livelli di sicurezza altissimi. Quindi avanti a tutta con il nucleare altrimenti ci doppiano.

LA PACE DEL TERRORE

Queste parole sembrano incredibili, se pensiamo che siano state pronunciate da Trump durante un discorso in cui si celebrava la pace tra Israele e Palestina. Il punto è che oggi è cambiato il modo di fare “diplomazia”: un tempo si basava sul dialogo, mentre ora passa attraverso le “armi più potenti del mondo”, seminando terrore e morte.
Purtroppo, nel lunghissimo discorso di ieri, non ho sentito da Trump nemmeno un accenno ai 70.000 palestinesi uccisi, ai quali spero che la Storia un giorno renda Giustizia, perchè per ora ogni diritto umano calpestato sembra essere stato del tutto condonato.
Prendiamo ora il lato positivo di questo evento e auguriamoci che diventi davvero epocale, con la speranza che quei 70.000 morti rappresentino il carissimo prezzo pagato per la nascita dello Stato di Palestina.

L’INTELLIGENZA DEL FUTURO SARÀ SOLO ARTIFICIALE?

Facendo un confronto tra me e i miei figli, noto immediatamente una differenza fondamentale.
Loro si muovono con grande disinvoltura nel mondo digitale, padroneggiando applicazioni e strumenti, incluso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Io, invece, lo faccio per necessità: me la cavo abbastanza bene, ma non si tratta di un’attitudine naturale. Al contrario, mentre per me pensare e scrivere sono attività estremamente spontanee, per loro lo sono meno. Eppure riescono a colmare questo divario proprio grazie alla loro spiccata familiarità con la tecnologia.
Già si paventava una simile minaccia 30-40 anni fa con l’avvento dei computer, ma l’intelligenza artificiale è qualcosa di diverso. Il computer eseguiva comandi velocemente e alla perfezione. L’IA prende decisioni, crea contenuti, risponde, in apparenza pensando “con intelligenza”.
A questo punto mi pongo tre domande: in futuro, le capacità individuali saranno legate principalmente alla competenza tecnologica, oppure alcune “arti” continueranno ad avere un valore intrinseco e umano?
Scrittura, pittura, canto e altre forme artistiche resteranno espressioni autentiche dell’essere umano o diventeranno anch’esse dominio della tecnologia?
Infine, mi chiedo: il fatto di dipendere così tanto dalla tecnologia (o anche solo dalla corrente elettrica) potrebbe esporci (o meglio esporli) a una forma di pericolosa sudditanza e dipendenza?

SE FAI LA GUERRA COMMERCIALE ALLA CINA, TI FAI MALE!

Mai avrei pensato che in uno scontro USA–CINA avrei fatto il tifo per la Cina, ma è così. Del resto, è normale fare il tifo contro gli spavaldi. Ma stavolta gli arroganti si sbattono veramente male.
È paradossale, ma come sostiene l’economista Adam Posen, in una guerra dei dazi è in vantaggio chi esporta di più.
Questo perché il denaro è fungibile, le merci no. I cinesi hanno un surplus commerciale sugli USA di 263 miliardi di dollari. Con la guerra commerciale, quindi, la Cina perde soldi. Gli americani, invece, perdono beni e servizi che non sono in grado di produrre in modo competitivo: certamente non subito e non si sa quando. Il mercato americano rappresenta solo il 14% dell’export cinese, sostituirlo è tutt’altro che impossibile.
Invece, per l’America vale l’esatto contrario: i beni che importa non sono rapidamente sostituibili come il denaro, e forse non sarà mai in grado di produrli a prezzi accessibili. Per questo, industrie e cittadini affronteranno presto carenze di beni necessari, alcuni dei quali sono insostituibili nel breve periodo.
Alcuni esempi: il 40% degli iPhone, l’80% dei condizionatori, il 75% delle bambole e delle biciclette sono prodotti in Cina, e se alle famiglie togli i cellulari, le fai schiattare dal caldo e gli raddoppi il prezzo dei giocattoli per i loro figli, è normale che si incazzino.
Tutte queste cose si potranno forse fare anche in America, forse, ma di sicuro ci vorrà molto tempo e saranno molto più costose.
Per il momento, Trump alterna retromarce ridicole sui dazi a richieste di pazienza rivolte ai propri elettori, ma si sa: il popolo è molto volubile, soprattutto se gli tocchi le tasche.

TITOLO DI STUDIO vs INTELLIGENZA vs PRATICITÀ

Molto spesso si utilizza il titolo di studio per valutare e giudicare le persone. Nulla di più sbagliato.
È chiaro che, in alcune professioni, la laurea è una condizione necessaria, ma non potrà mai essere un parametro oggettivo per misurare l’intelligenza o le capacità di un individuo.
A parte il fatto che oggi la laurea è un titolo diffusissimo, conosco persone plurilaureate che, in situazioni quotidiane, vanno in tilt: non riescono a prendere il treno giusto in stazione, hanno difficoltà ad acquistare un oggetto su Amazon, non riescono a capire una barzelletta, non sanno andare in biciletta o non sono in grado di cuocersi un uovo.
Laurea a parte, ci sono persone che reputo dotate di intelligenza superiore, eccellenti in ambiti specifichi, che poi vanno in difficoltà nelle cose più semplici. A volte possono essere distratte o sovrappensiero, non ascoltano forse per eccesso di sicurezza, oppure sono concentrati su problemi complessi e quindi snobbano dettagli quotidiani spesso fondamentali. Fatto sta che mi capita sempre più spesso di imbattermi in queste situazioni e ormai non mi sorprendo più di nulla.
Per fare un esempio concreto: in una chat ho dato indicazioni chiare per eseguire un’azione semplicissima (un bonifico) e, tra tutti, le uniche due persone che hanno sbagliato sono tra coloro che ritengo più intelligenti e hanno il titolo di studio più alto.
Con questo, non voglio giudicare nessuno, non ce l’ho certo coi laureati (la laurea ce l’ho anche io anche se ancora è nel tubo di cartone con cui l’ho ritirata), ma per favore non giudichiamo le persone per luoghi comuni. In sostanza, essere brillanti in un campo non significa essere bravi in tutto: e serve equilibrio tra teoria e pratica.

IL PARADOSSO DELLE PASSWORD

Nell’era digitale ognuno di noi è costretto a gestire quasi quotidianamente decine tra password, pin, codici utenti, numeri di sblocco, telefoni, account, ecc. Non solo, questi vanno costantemente modificati per “rafforzarne” la sicurezza. Fatto sta che anche chi è dotato di memoria sovrumana è costretto a scrivere queste password da qualche parte (o su carta o su file), pregiudicando così tutte le velleità di sicurezza.
Lo so, esistono sistemi di password manager, ma quanti li conoscono e utilizzano?
Questa delle password è, secondo me, una di quelle situazioni in cui il troppo è come il poco.

COME RIUSCÌ SAN FRANCESCO A PARLARE CON GLI UCCELLI?

Alessandro Barbero al Festival del Medioevo di Gubbio ci ha raccontato un San Francesco inedito. Uno tosto con sé ma soprattutto con gli altri. Uno con cui non si poteva discutere. Un personaggio scomodo. E ci svela pure una versione alternativa (forse più verosimile) della chiacchierata con gli uccelli.
Una storia diversa di un grande Santo, in un’ottica più umana, con pregi e difetti molto simili ai nostri. Una storia che poi il suo narratore, Bonaventura da Bagnoregio, ci ha riportato in forma molto più edulcorata oltre che miracolosa. Questi 5 minuti che ho filmato sono esemplari.

IL CORSO CHE NON C’E’ PIU’

Rispetto a quando ero ventenne io (anni ‘90), oggi manca una fetta importantissima di gente, perché è cambiata la socialità delle persone. Sto parlando di coloro che andavano sul corso come me, solo per vedersi e incontrarsi. Le vasche. Il corso a quel tempo era sempre chiuso come ora ed era servito dagli stessi parcheggi, ma era sempre pieno di persone di tutte le età, dagli adolescenti agli ultracinquantenni. Tutti i giorni dell’anno dalle 18 alle 20 nei feriali e tutto il giorno nei festivi. Poi si sa, quando un luogo è pieno di gente, attira altra gente, e viceversa.
Oggi siamo in un circolo vizioso. Nessuno per vedersi va più sul corso. Qualcuno si accontenta di chattare nei social, qualcuno va altrove. A quel punto non essendoci più la gente, i negozi chiudono, rendendo il luogo ancor meno attraente.
Bisogna fare qualcosa per invertire la tendenza, ma oltre a tutte le cose emerse nell’articolo, bisognerebbe fare una cosa difficilissima: cambiare la testa e le abitudini alla gente che è sempre più pigra di fronte a un mondo sempre più tecnologico, ma triste.

LA MIA ESPERIENZA IN CONSIGLIO PROVINCIALE

Con la seduta di ieri mattina si è conclusa la mia esperienza da Consigliere della Provincia di Perugia. Nonostante la legge in vigore abbia tolto molta dignità al ruolo dei rappresentati politici provinciali (oltre che azzerato del tutto la retribuzione!), sono stati tre anni nei quali ho dato come mio solito il massimo, cercando di far coesistere l’impegno politico in Provincia con quello in Comune, oltre che quello professionale.
L’inopportunità dell’attuale legge è dimostrata dall’importanza che continua ad avere la Provincia di Perugia per i numerosi comuni, tra cui Gubbio, in materie come viabilità, scuole e beni patrimoniali. I risultati di questo triennio sono noti e consultabili.
Dal punto di vista personale, è stata un’esperienza molto proficua, avendo potuto apprezzare e conoscere persone nuove (sia politici che dipendenti dell’ente), consiglieri e sindaci di altri comuni, condividere idee e visioni diverse che sono sempre motivo di crescita.
È stata certamente una consgiliatura di successo, visto che la nostra presidente Stefania Proietti è stata individuata come candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione alle prossime elezioni. Conoscendo la sua caparbietà e preparazione, sono sicuro che sarebbe un’ottima guida per l’Umbria. C’è proprio bisogno di una come lei.
Prima, però, domenica 29 settembre si voterà per il rinnovo del Consiglio Provinciale. Nel fare i migliori auguri ai colleghi consiglieri Moreno Landrini e Scilla Cavanna per essere riconfermati, a Cesare Carini che è l’unico socialista in lista, non posso non evidenziare un grande vuoto. Si tratta dell’assenza di un candidato eugubino, nonostante ora il centrodestra abbia la maggioranza a Gubbio e la lista dei loro candidati per le prossime provinciali sia composta di soli 9 elementi su 12 disponibili. Non sarebbe stato impossibile eleggere qualcuno. Peccato.

LA MIA ESPERIENZA IN CONSIGLIO PROVINCIALE

Con la seduta di ieri mattina si è conclusa la mia esperienza da Consigliere della Provincia di Perugia. Nonostante la legge in vigore abbia tolto molta dignità al ruolo dei rappresentati politici provinciali (oltre che azzerato del tutto la retribuzione!), sono stati tre anni nei quali ho dato come mio solito il massimo, cercando di far coesistere l’impegno politico in Provincia con quello in Comune, oltre che quello professionale.
L’inopportunità dell’attuale legge è dimostrata dall’importanza che continua ad avere la Provincia di Perugia per i numerosi comuni, tra cui Gubbio, in materie come viabilità, scuole e beni patrimoniali. I risultati di questo triennio sono noti e consultabili.
Dal punto di vista personale, è stata un’esperienza molto proficua, avendo potuto apprezzare e conoscere persone nuove (sia politici che dipendenti dell’ente), consiglieri e sindaci di altri comuni, condividere idee e visioni diverse che sono sempre motivo di crescita.
È stata certamente una consgiliatura di successo, visto che la nostra presidente Stefania Proietti è stata individuata come candidata per il centrosinistra alla presidenza della Regione alle prossime elezioni. Conoscendo la sua caparbietà e preparazione, sono sicuro che sarebbe un’ottima guida per l’Umbria. C’è proprio bisogno di una come lei.
Prima, però, domenica 29 settembre si voterà per il rinnovo del Consiglio Provinciale. Nel fare i migliori auguri ai colleghi consiglieri Moreno Landrini e Scilla Cavanna per essere riconfermati, a Cesare Carini che è l’unico socialista in lista, non posso non evidenziare un grande vuoto. Si tratta dell’assenza di un candidato eugubino, nonostante ora il centrodestra abbia la maggioranza a Gubbio e la lista dei loro candidati per le prossime provinciali sia composta di soli 9 elementi su 12 disponibili. Non sarebbe stato impossibile eleggere qualcuno. Peccato.

CALCIO D’ARABIA: MEGLIO I SOLDI O LA GLORIA?

Cambiare squadra oggi è normale, non esistono più le bandiere come un tempo. E i soldi sono importanti, non bisogna fare gli ipocriti.
Quello che però non riesco a capire è come un grande giocatore come Osimhen, a soli 25 anni e avendo vinto poco, scelga di chiudere (almeno per ora) con il calcio che conta.
Posso capire chi sceglie i soldi a fine carriera, come CR7 o Messi, dopo aver vinto tutto, ma a 25 anni no.
È la sconfitta dello sport e dell’agonismo nei confronti dell’avidità senza limiti.
A volte mi domando: c’è una differenza sostanziale tra guadagnare 10 o 40 milioni a stagione?

GLI SCACCHI GIOCO PER VECCHI !?

Assolutamente no! Voglio sfatare questo luogo comune. Ho 52 anni e ancora a scacchi tengo duro anche con i più giovani. E’ sicuramente più facile restare competitivi rispetto a sport fisici come calcio o ciclismo, seppure anche tra questi sport vi sono differenze.
Eppure le statistiche parlano chiaro: ad alto livello agonistico gli scacchi sono uno sport quasi esclusivamente per giovani. Tra i primi 100 giocatori del mondo, solo 14 hanno più di 40 anni.
Sarebbe anche da chiedersi perché tra i primi 100 non ci sia nessuna donna (la prima è la cinese Yifan Hou, 111^) ma questo è un altro argomento, in parte collegato a questo dell’età, che approfondirò più avanti.

PIÙ GRAVE TOGLIERE LA LIBERTÀ A UN INNOCENTE CHE LASCIARE LIBERI 10 DELINQUENTI

Nell’immagine ho accostato due facce quasi opposte della stessa medaglia. Sono il simbolo di una giustizia italiana che certamente non funziona. Da una parte un uomo, ex detenuto, liberato dopo aver passato 32 anni ingiustamente in carcere. Dall’altra un gioielliere che la giustizia ha pensato di farsela da solo, probabilmente esasperato da precedenti rapine, ma compiendo vere e proprie esecuzioni a sangue freddo.
La giustizia in Italia è spesso debole con i forti e forte con i deboli, le pene raramente vengono rispettate e nonostante ciò le carceri sono sempre più affollate.
Ho riflettuto molto su questi due eventi, provando pure ad immedesimarmi nelle varie situazioni: a mio avviso è molto più grave togliere la libertà a un innocente che lasciare liberi dieci delinquenti. Ora chi lo ripaga a Zuccheddu per i 32 anni rubati?

IL FATTORE TEMPO È DECISIVO

Negli scacchi spesso è la cura del dettaglio che fa vincere le partite, ma esiste il fattore tempo che ne limita la possibilità di perfezionarlo.
Sia in termini materiali, ossia il tempo indicato dall’orologio, visto che se lo finisci perdi a prescindere dalla posizione sulla scacchiera.
Sia in termini strategici, ossia il tempo di sviluppo dei pezzi, visto che è fondamentale che questi siano attivi ed entrino nel cuore del gioco prima possibile.
Negli scacchi ad alto livello chi gioca passivo perde al 100%, anche se non commette errori.
Non solo negli scacchi…

IL CALCIO MODERNO SPIEGATO DALLE EMOZIONI DI FEDERICO

Mio figlio Federico, 9 anni a dicembre, è ovviamente interista come me e come tutti i ragazzini tende ad idolatrare il goleador. Alcuni anni fa era Mauro Icardi, aveva la sua maglietta N.9 e, se segnava con gli amici, esultava come lui con le mani vicino alle orecchie. Quando fu venduto fu un dramma. Pianti a dirotto e vera disperazione, nonostante io non fossi molto dispiaciuto perché avevo capito sia il personaggio che il suo procuratore e cercavo di rincuorarlo: “Chico, tranquillo, Icardi faceva casino e poi adesso ne compriamo uno più forte!”.
La sua disperazione, però, durò per giorni. Arrivarono Lautaro Martinez e Romeliu Lukaku e, appena cominciarono a mietere gol a grappoli, Icardi finì presto nel dimenticatoio.
Ieri, sono stato molto in difficoltà nel comunicare a Federico che Lukaku era stato venduto, forse anche perché questa volta sono molto rattristato pure io. Eppure la sua reazione lì per lì mi ha sbalordito: “Babbo, chi compriamo ora?”. Insomma, se ne va un giocatore unico, un vero leader, una “brava” persona e Federico se lo lascia scivolare via come se partisse un Gagliardini qualsiasi? Questo mi ha fatto molto riflettere e purtroppo mi ha portato alla triste conclusione di un calcio romantico che non esiste più. Io che per anni da bambino mi sono fatto i capelli come Rummenigge, mi rendo conto che un ragazzino oggi è costretto ad innalzare subito le proprie barriere immunitarie contro i tradimenti, calcistici e non. Un ragazzino di 8 anni oggi sa bene che non può legarsi a nessuno perché contano solo i soldi e i procuratori. Certamente, però, un calcio senza bandiere é un calcio molto più povero che non so per quanto ancora potrà reggere. Perché senza sentimenti e senza tifosi il giocattolo si rompe e finisce.

OLIMPIADI 2020: CHE BELLO GLI USA CHE ROSICANO!

Per certi versi, le rosicate di americani e inglesi accrescono ancor più la gioia per queste storiche vittorie italiane nell’atletica in queste Olimpiadi di Tokio 2020.
Tuttavia, mi infastidiscono soprattutto degli USA due cose:
1) si sentono i primi della classe per atto dovuto nella velocità, anche se ormai sono 17 anni che non vincono l’oro olimpico nei 100 metri piani.
2) Se gli USA si sentono i più veloci al mondo, è solo grazie ai loro atleti di colore, nonostante nella vita quotidiana i neri siano ancora oggetto di razzismo, in una società così classista che più classica non si può.
Insomma, i neri sono americani solo quando corrono, saltano, fanno canestro o mettono gli altri pugili KO.

ROTATORIE IN BICI – UOMINI E DONNE

Da una mia personale statistica (che ritengo comunque attendibile), ogni volta che affronto in bici una rotatoria e NON ho la precedenza:
> 8 conducenti uomini su 10 MI FANNO PASSARE
> 8 conducenti donne su 10 NON MI FANNO PASSARE
Sono sempre molto attento a questa situazione stradale e ne ho dedotto che le donne hanno una maggior propensione al rispetto delle regole, sia proprio che altrui. Insomma sono molto più intransigenti degli uomini. Gli uomini tendono invece a comprendere maggiormente la situazione e ad interpretarla in modo più flessibile.
P.S. Ovviamente, io ad un ciclista in rotatoria darei sempre la precedenza…

NELLO SPORT C’E’ TUTTO, IL BELLO E IL BRUTTO!

Qui sotto ho messo insieme le immagini che più mi hanno emozionato, nel bene e nel male, in questi due giorni sportivi.
Sopra l’abbraccio tra due amici storici che va molto al di là di una partita di calcio seppure importante. In quell’abbraccio c’è amore, amicizia, orgoglio, voglia di lottare insieme per far vincere l’Italia, ma soprattutto la vita.
Sotto un’idiota assoluta che, per il proprio esibizionismo, al Tour de France ha causato una rovinosa caduta di gruppo che avrebbe potuto provocare danni gravissimi, persino qualche morto. Ora è ricercata dalla polizia perché se l’è data a gambe, anche se non credo che una simile idiota sia in grado di capire la cazzata che ha fatto.
Lo sport è un concentrato di fatti e di emozioni accelerato, dove si riescono a ritrovare tutte le cose belle e brutte che la vita ci propina.

LO SPIRITO DEL CALCIO ALLA ROVESCIA!

Premetto che ieri tra le tre pretendenti alla Champions tifavo Napoli, sia perché unica squadra del Sud, sia per la simpatia verso Gattuso, allenatore corretto e uomo vero. Tuttavia, mi hanno molto infastidito le assurde critiche verso Juric, allenatore dell’Hellas Verona, reo di aver “onorato troppo seriamente l’impegno sportivo” (nonostante la sua squadra non avesse nulla in ballo), causando la sorprendente esclusione del Napoli. Juric ovviamente si è incazzato come un riccio con i giornalisti Sky, solo per aver pensato una simile accusa.
A parte il fatto che ci sono precedenti calcistici di campionati persi all’ultima giornata contro squadre scalcinate o senza obiettivi (Roma-Lecce, Perugia-Juventus, Lazio-Inter, ecc.) e che lo stesso Milan quest’anno aveva messo a rischio la qualificazione pareggiando alla penultima in casa con il Cagliari già salvo, trovo sconcertante che sia ritenuta “anomala” la serietà sportiva di una squadra che onora l’impegno fino all’ultimo. Non è un caso, forse, che gli scandali “Calcioscommesse” del 1980 e “Calciopoli” del 2006 siano avvenuti proprio in Italia. Chi è causa del suo mal, pianga se stesso!

CINGOLANI FAN CLUB !

Invito, chi sia interessato concretamente alla transizione energetica, a leggere questa ampia intervista del Ministro Roberto Cingolani. Apolitico, concreto, apprezzato da tutti i partiti, ha le idee chiare su cosa occorra fare per far restare l’Italia agganciata al treno del futuro e ai paesi più evoluti del mondo. Cingolani, che è considerato lo scienziato del futuro sostenibile e dell’ambiente, parla chiaro e sfata tanti tabù:
1) Stop al Nimby, cioè a coloro che si godono le comodità del progresso (auto, energia, acciaio, medicine, case, strade, hi-tech, cibo, ecc.) ma non vogliono che il progresso sia prodotto nel proprio territorio;
2) Ambientalismo è crescita e non decrescita;
3) Necessità di velocizzare i tempi delle autorizzazioni (in Italia servono 4-5 anni mentre in Germania bastano 6 mesi).
4) Sì al nucleare a fusione;
5) I termovalorizzatori sono preferibili alle discariche e contrastano il traffico illecito di rifiuti gestito dalle mafie. In Italia continuiamo a spedire all’estero i nostri rifiuti pagando 200 euro alla tonnellata.
Ecco, se vi piace veramente Cingolani, Cingolani è questo. Speriamo che ce la faccia.

QUANT’E’ BELLA GUBBIO!

Varie notizie nuocciono al turismo di Gubbio, io cerco invece di mostrare quanto sia magnifica la nostra città.

È stata una bella soddisfazione che questo mio scatto del 14 maggio sia stato scelto come foto del giorno da ben 4 pagine Instagram italiane, raccogliendo migliaia di like.

Abbiamo una città bellissima e dobbiamo farla apparire per come realmente è.

1° MAGGIO, FESTA DEI LAVORATORI: DIFENDIAMO IL LAVORO E LE CONDIZIONI PER CREARLO!

Questa Festa é sempre stata il simbolo delle grandi conquiste in termini di diritti, sacrosanti, che i lavoratori hanno ottenuto nel tempo. In passato, quando i lavoratori venivano sfruttati, il lavoro abbondava perché serviva molta più manodopera. Oggi il problema è del tutto diverso: i diritti e le tutele ci sono, ma manca la cosa più importante: il lavoro. Quindi si parla di diritto al lavoro, lo dice anche l’art.1 della Costituzione. Ma quale lavoro? Chi può garantire lavoro? Perché molte aziende scappano o delocalizzano? Se veramente vogliamo difendere il diritto al lavoro (che non può essere solo statale!), creiamo le condizioni affinché l’Italia torni ad essere un paese attrattivo per chi vuole investire, perché oggi non lo è più. I problemi che ci rendono meno competitivi li conosciamo bene: burocrazia, costi dell’energia, elevata fiscalità e crisi del principio di legalità.

LA STATISTICA È IL VERO VACCINO CONTRO LA PAURA

Dire che i benefici del vaccino AstraZeneca contro il Covid-19 superano i rischi è sin troppo riduttivo.
Come al solito, per sfatare paure e pregiudizi su ciò che non si conosce è utile affidarsi ai numeri, su cui poco c’è da discutere. Ovviamente si tratta di statistica. Numeri freddi che aiutano a comprendere come oggi non abbia assolutamente senso aver paura di vaccinarsi.
Ebbene, da uno studio dell’Università di Sidney, è emerso che la possibilità di morire dopo aver effettuato il vaccino AstraZeneca è di 1 su 2.500.000 (2,5 milioni).
Se uno non si rendesse conto di quanto sia poco probabile, basta pensare alla probabilità che abbiamo ogni giorno di morire in migliaia di altri modi. Per esempio:
• Cadendo dal letto: 1 su 750.000
• Cadendo dalle scale: 1 su 2 milioni
• Venendo investiti da un treno: 1 su 1 milione
• Annegando nella vasca da bagno: 1 su 685.000
• Venendo colpiti da un fulmine: 1 su 3.000
• Ancora più probabile è venire sbranati da un cane, morire per la puntura di un insetto, giocando a calcio, per un’uscita in bicicletta troppo intensa (Lo sapevo!!!) o per incidente stradale.
Mio Dio! Che facciamo? Ci barrichiamo in casa? È inutile, perché potremmo comunque morire per un incendio, per una fuga di gas, per una scossa di terremoto o per la caduta di un meteorite sul tetto di casa…

LE DISUGUAGLIANZE DEL COVID

Purtroppo i danni che il covid sta causando hanno un’aggravante: la disparità con cui hanno colpito. Non parlo della quesitone sanitaria che forse è quella più immediata e facile da capire, perché tutti i giorni abbiamo numeri e dati che la evidenziano. Mi riferisco soprattutto all’emergenza economica e sociale che sta colpendo solo alcune categorie.
Economicamente parlando, mentre farmacie, negozi alimentari e supermercati, ecc. ci stanno pure guadagnando, ci sono categorie in ginocchio, tra tutte metto hotel, bar e ristoranti, agenzie viaggi e attività legate al turismo, ma anche le palestre e tutte le attività sportive, artistiche e ricreative. Dal blocco di queste ultime attività a mio avviso dipende anche una gravissima crisi sociale che sta causando danni forse superiori alla perdita di vite umane.
Un vero e proprio disagio che sta colpendo i giovani, che forse sono le vittime sociali più colpite dall’emergenza covid. Se guardo dentro casa mia con un attento esame di coscienza, mi accorgo che a me è cambiato poco, pochi sono i sacrifici a cui sono tenuto. Lavoro regolarmente e continuo a coltivare le mie passioni preferite. Certo, mi mancano un po’ le cene al ristorante con gli amici, qualche viaggetto, ma per il resto sto benissimo. Mia moglie, insegnante di danza, è un anno che non lavora e per fortuna che ci sono io, perché i sussidi, quando arrivano, sono vergognosi. Ma il suo disagio è soprattutto psicologico, l’essere cioè tra quelle poche attività a cui è stata cambiata la vita, il non poter lavorare. I miei figli, di 8 e 13 anni, sono le vittime maggiori. A loro è stata strappata del tutto la socialità che a quell’età é fondamentale. Niente scuola, niente sport, niente danza, poco o niente amici e aggregazione, le gite scolastiche che tutti serbiamo tra i ricordi più cari. A me 1-2 anni di restrizioni poco fanno, ma a loro sono stati strappati per sempre 2 anni fondamentali che non recupereranno mai e di cui temo saremo costretti in futuro a pagare seriamente le conseguenze.

IL NAUFRAGAR M’E’ DOLCE IN QUESTO ACQUARIO…

Questo che vedete è l’acquario da 72 litri in cui tengo alcuni pesci rossi, purtroppo presi anni fa dai miei figli alla fiera di San Giovanni. Non riuscivo a vederli in un contenitore di plastica da 5 litri e così ho acquistato questo più grande. Lì per lì, mi è sembrato che i miei pesci rossi fossero dei privilegiati, poi ho comunque concluso che pure loro stiano facendo una vita di merda, come tutti gli altri. Insomma, mangiano, dormono, non hanno predatori, ma comunque vivono in un mondo limitato, in soli 72 litri d’acqua appunto. Certo, i pesci non se ne rendono conto, ma comunque io che da fuori posso capire cosa sia la libertà, so che stanno facendo una vita di merda, non avendo la possibilità di conoscere altro. Ogni volta che penso a loro, tuttavia, mi viene il dubbio se pure noi non stiamo vivendo in un acquario, seppure grande, ma sempre limitato. Magari, penso, ci sarà uno che ci guarda da fuori, dal suo mondo più grande e ci compatisce per la vita misera e limitata che stiamo vivendo. Immediatamente dopo, tuttavia, rifletto che solo una grande mente libera potrebbe immaginare tutto questo meccanismo vizioso. Cioè, il nostro pensiero e la nostra intelligenza possono comunque renderci liberi di viaggiare e immaginare all’infinito. E magari lo possono fare pure i miei pesci rossi. Poi, dopo tutto questo pensare, mi fermo per non impazzire. E il naufragar m’è dolce in questo acquario…

QUELL’IRRESPONSABILE DI RENZI!

Partiamo dalla fine. La probabile se non scontata fiducia al governo Draghi. Si potranno avere opinioni diverse e contrarie, ma certamente Draghi oggi rappresenta per l’Italia la figura più autorevole e capace per guidare un paese in pieno naufragio politico nel mare più tempestato del dopoguerra, per una pandemia epocale e la conseguente crisi economico sociale. Serviva un timoniere abile ed esperto e Draghi lo è, universalmente riconosciuto. Quindi il paese non ha che da guadagnarci da questa situazione, mettendo così alle spalle un governo barcollante e poco efficace, figlio delle contraddizioni di base delle componenti politiche che lo supportavano. Attenzione, qualcuno già paventa un bagno di sangue in termini di sacrifici, come al tempo del governo Monti, ma ora lo scenario è diametralmente opposto. Monti, al tempo, dovette tagliare per risorse insufficienti, Draghi dovrà invece gestire i miliardi del Recovery Fund, che rappresentano la più grande cifra di sempre a disposizione del nostro paese. Il problema è che però tra incapacità, burocrazia, litigi e mancanza di visione complessiva del precedente governo, questi miliardi sarebbero rimasti nel cassetto. Draghi sarà chiamato a questa gravosa sfida e ci auguriamo per il bene del paese che ne uscirà vincitore.

Bene, appurato ciò, vediamo come si è arrivati a questa soluzione che a questo punto appare l’unica percorribile.

Tutti unanimemente attribuiscono questa “grande irresponsabilità” all’odiato Matteo Renzi. L’uomo che con il solo 2% teneva in mano le sorti della maggioranza di governo, infischiandosene della grave crisi in atto e degli italiani, per pura ambizione personale. Tutti, con altrettanta sicurezza (mi ci metto pure io!), avevano giudicato il suo staccare la spina al governo un’autocondanna a morte, un vero e proprio harakiri politico, “Italia Viva è morta!” In realtà ora, nello stesso modo in cui ci si accorge di essere stati vittima di un abilissimo pacco napoletano (li ho visti all’opera, sono bravissimi e degni della mia ammirazione!), come per incanto tutto il restante 98% è stato messo sotto scacco, quasi ipnotizzato.

Renzi non voleva votare (certificando quel 2% che per ora è solo nei sondaggi) ma voleva a tutti i costi sostituire Conte con una figura tecnica autorevole. Obiettivo raggiunto!

La destra, che avrebbe stravinto le elezioni forte della sua apparente compattezza, ora è completamente spaccata dalla figura di Draghi. La Meloni non appoggerà il nuovo governo, per mantenere alto il consenso, ma è isolata. Infatti Salvini si trova con la Lega divisa nella sua contraddizione principale, cioè tra europeisti e sovranisti (i bravi Giorgetti e Zaia da una parte e lui dall’altra), con buona parte del suo elettorato del nord molto vicino allo stesso Draghi. Peraltro, Salvini stesso non è tanto convinto di andare alle elezioni con la Meloni che gli drenerebbe numerosi voti. Forza Italia, invece, appoggerà in massa Draghi, rivendicandone addirittura la primogenitura.

Veniamo al PD, che da quando non c’è Renzi ha perso verve e forza di governo, appiattito dalla pavidità di Zingaretti e dai veti posti dall’alleato M5S, sopportato sempre più a fatica. All’indomani della caduta del primo governo Conte, Zingaretti disse “il voto è l’unica soluzione!” E Renzi tirò fuori dal cilindro il governo Conte Bis. Ora Zingaretti diceva fino a ieri “Conte ter unica soluzione” e ci si avvia a un governo Draghi. Insomma, Zingaretti dimostra mancanza assoluta di visione politica e di non azzeccarne una. Al contrario Renzi dimostra di essere in grado di manovrare il PD anche dall’esterno.

Dulcis in fundo il M5S o quel poco che ne rimane, distrutto prima dall’alleanza suicida con Salvini che gli ha strappato metà elettorato; eroso dalle sue enormi contraddizioni, figlie di un’utopistica carta dei valori, puntualmente smentiti uno ad uno, mese dopo mese, azione dopo azione (urlare è una cosa, governare è un’altra, ora lo hanno capito!); vittima inoltre delle faide interne tra i vari galletti di un vasto pollaio sempre più confuso. In linea teorica Draghi rappresenterebbe il demonio per il M5S, simbolo dei poteri forti, delle banche, dell’Europa e dell’establishment, quindi nessuno dei suoi parlamentari dovrebbe votarlo, ma c’è un “ma” grosso come una casa. Il 95% dei parlamentari grillini è costituito da ignoti “cittadini”, venuti dal nulla e baciati dalla stessa fortuna di chi vince al Superenalotto con un sistema di gruppo, che torneranno nel più assoluto anonimato non appena la legislatura terminerà. Camerieri, disoccupati, studenti, commercianti, steward, insegnanti, tutta gente “normale” e “honesta”, per carità, ma per cui i 500.000 euro da qui alla fine della legislatura rappresentano il guadagno di un’intera esistenza. Secondo voi questi onesti cittadini saranno così autolesionisti e idioti da rinunciarci non votando la fiducia all’ex demonio Draghi? Io credo proprio di no, tanto che già si intravedono in parlamento i primi gruppi di “grillini responsabili per Draghi”… È chiaro che l’appoggio a Draghi causerà l’ennesima spaccatura dell’elettorato del M5S, probabilmente sancendone alle prossime elezioni la quasi totale estinzione.

Alla fine di questa lunga disamina che ho cercato di analizzare con l’occhio dello scacchista, se tutto ciò non è avvenuto per caso, ma per colpa di Matteo Renzi, mi sento di dire che è stato veramente un irresponsabile. Ma un formidabile, spregiudicato e geniale irresponsabile.

W L’ITALIA!

Francesco Zaccagni, 04/02/2021

LA COLPA E’ SEMPRE DEGLI ALTRI!

Le affermazioni dell’allenatore dell’Inter Conte hanno evidenziato uno dei più consueti difetti umani, molto diffuso in Italia. Addossare cioè la colpa dei propri insuccessi o delle mancate vittorie a fattori esterni. Ieri Conte, anziché domandarsi perché l’attacco più forte del campionato non sia riuscito a segnare un gol all’Udinese, a fine partita ha protestato con l’arbitro reo di aver concesso un recupero troppo esiguo. Quindi, l’Inter ha avuto 94 minuti per segnare e il problema è stato lo scarso tempo a disposizione?
Il calcio è solo un evidenziatore mediatico di questo fenomeno che in realtà è presente ovunque: in politica, in ambito professionale, nelle relazioni umane e pure in famiglia. “Io sono bravissimo, non sbaglio mai e la colpa non è certo la mia!”…
Cercare alibi, oltre che essere tipico dei presuntuosi, dei deboli e dei perdenti, è in realtà l’ostacolo maggiore per migliorare, diventare più forti e magari riuscire a vincere.
Ammettere di aver commesso un errore, per piccolo o grande che sia, analizzarlo e risolverlo, è un atteggiamento individuale molto faticoso, ma è l’unica strada che porta al successo.

CON IL SOLO TURISMO SI MUORE DI FAME!

La salute viene prima di tutto, ma parlando di sviluppo economico e visione politica, l’attuale pandemia ha sbattuto in faccia a tutti un’amara evidenza. Impostare la strategia di una nazione, di una regione o di una città solo sul turismo è quanto di più sbagliato, miope e sconveniente si possa fare.
Quante volte ho sentito dire con grande superficialità:
“Dobbiamo puntare tutto sul turismo!”
“Tutto sul turismo il cazzo!” dico io…
Il turismo è importantissimo e deve essere uno dei settori su cui investire, ma non solo su quello, perché è fragilissimo.
Noi eugubini ne sappiamo qualcosa. Nel 2016 è bastata una forte scossa di terremoto a Norcia, cioè a oltre 100 km da Gubbio, che il turismo anche nella nostra città è stato azzerato per due anni.
Ora con il Covid-19 non ne parliamo.
La strategia migliore è diversificare, esaltando ovviamente le proprie peculiarità.

IL SOVRANO POPULISTA NON PERDE MAI!

Premetto che Biden non mi esalta affatto e se lui è quanto di meglio possa esprimere lo Stato più potente del mondo, c’è molto da riflettere. Ma di questa vicenda, guardo con interesse all’applicazione dello schema del sovranismo populista, in base al quale il leader non può mai perdere. È impossibile. Infatti, quando il leader vince, significa che la volontà del popolo ha trionfato. Quando il leader perde, significa che la volontà del popolo è stata alterata da poteri oscuri e forti. Pure più forti del Presidente, dell’uomo più potente del mondo.
Voi partecipereste a una gara contro un sovranista populista?

L’ORGANIZZAZIONE ALLA FINE VINCE SEMPRE!

Nel calcio, così come in economia, in politica e pure nella vita in generale, alla fine vince. È ciò che ho pensato quando ieri il Bayern ha vinto la sua sesta Coppa dei Campioni (io la chiamo così), rispettando il pronostico.
Una società seria che guarda numeri e dati, senza farsi prendere dalle emozioni, con un ottimo bilancio e soprattutto in ordine, rispetto a tanti altri grandi club europei pieni di debiti. Emblematico il fatto che a farne le spese sia proprio uno stellare e costosissimo PSG, in cui le numerose stelle (alcune pure in panchina) non sono state in grado di prevalere sulla “grigia” organizzazione tedesca. Un’organizzazione perfetta, senza tanti fronzoli, “alla tedesca” appunto, che si è permessa di vincere un triplete semplicemente sostituendo l’allenatore, esonerato mesi fa, con il suo vice.
Non c’è nulla da fare, se segui certe regole, programmazione, numeri, dati, ragione e scienza, non ti fai trasportare troppo dalle emozioni e dalla gente, alla fine i risultati ti daranno ragione. Ma ci vuole intelligenza, forza, coraggio, tenuta psicologica, mentalità, grande rispetto delle regole e delle istituzioni per poterlo fare, non cercando facili consensi e spesso andando pure contro ciò che chiederebbero i tifosi e il popolaccio.
Certo, si può vincere anche in altro modo, ma sarà certamente più dispendioso e più raro.
NOTA BENE: questo mio ragionamento vale “paro, paro” per la gestione dello Stato.

SIAMO SICURI CHE LA BICI ELETTRICA È GRANDE AMICA DELL’AMBIENTE ?!

La bici elettrica è diventata oggi il simbolo della mobilità sostenibile, in quanto riduce il traffico senza emissioni inquinanti e stimola il movimento anche dei più pigri. Insomma, una bella soluzione per salvaguardare ambiente e salute, che ora sta andando molto di moda ed è incentivata anche da vari governi, tra cui quello italiano.
Da parte mia non posso che gioire di ciò, auspicando una mobilità cittadina prevalentemente a pedali, tuttavia il boom di questo innovativo mezzo di trasporto mi ha portato ad alcune considerazioni che spero possano far riflettere chi legge.

COME È FATTA UNA E-BIKE E COME È ALIMENTATA?

Le componenti principali sono il TELAIO, che può essere fatto di vari metalli, tra cui acciaio, alluminio, carbonio, ottenuti da produzioni industriali certamente tra le più impattanti ed energivore. Poi abbiamo le RUOTE, costituite dai cerchi che sono in metallo e dai copertoni che sono per la quasi totalità in gomma sintetica, che è un derivato del PETROLIO. Inutile ricordare come l’industria petrolifera sia anch’essa tra le più impattanti del pianeta.
Infine abbiamo la BATTERIA: le migliori e più diffuse sono al litio, ma ne esistono anche al piombo o al nichel. Esse sono il frutto di un altro settore industriale che, come ogni altra attività umana, ha certamente impatti sull’ambiente. Le batterie tra l’altro presentano il problema ancora non risolto dello smaltimento post-utilizzo. Non va sottovalutato il fatto che le batterie si alimentano con ENERGIA ELETTRICA, notoriamente “pulita” solo dove si utilizza, in quanto prodotta per oltre il 70% bruciando combustibili fossili, CARBONE, METANO, OLIO COMBUSTIBILE, tra i maggiori responsabili del surriscaldamento della terra.

VENGO AL DUNQUE!

Tutti vogliamo bene all’ambiente e ci piace dichiararci sostenibili. Abbiamo raggiunto un livello di benessere e qualità della vita elevato in cui è impossibile fare a meno di certi beni e prodotti che sono frutto del progresso, della ricerca, dell’industria e della tecnologia. Tutto sta a produrli bene, in modo massimamente sostenibile, e a farne un utilizzo equilibrato. Abbiamo visto come anche una bici elettrica, ritenuta a ragione oggi grandissima amica dell’ambiente, abbia i suoi inevitabili impatti.
Evitiamo facili e inutili ipocrisie, altrimenti, per coerenza, l’alternativa è rivoluzionare il nostro modello di sviluppo e tornare nelle caverne.

SENZA PRINCIPIO DI LEGALITÀ NON C’È STATO NÉ LIBERTÀ

Il principio di legalità è la colonna portante di ogni stato libero e democratico per una civile convivenza. Se esiste una legge, essa va rispettata.
Ogni legge costituisce una restrizione di libertà, ma al tempo stesso la garanzia, a tutela di tutti i cittadini, che una certa azione si possa compiere con la modalità prevista.
Costruire un’abitazione, fare una vacanza al mare, aprire un’attività commerciale, acquistare un telefono, ecc.
In pratica, non si può dire “Questa legge è ingiusta e io non la rispetto” o viceversa “Tu rispetti la legge, ma non puoi farlo lo stesso” a seconda delle proprie convinzioni e opinioni.
Se salta il principio di legalità, lo Stato smette di esistere, così come i cittadini.

CON L’INGANNO SI PUÒ VINCERE UNA BATTAGLIA, MA SI PERDE LA GUERRA!

I fichi secchi sono tra i miei cibi preferiti specialmente quando vado in bici. Comodi, buoni ed energetici.
Così l’altro giorno ho acquistato questa confezione di “fichi secchi scelti”, attratto dalla bella pezzatura che si vedeva dalla pellicola trasparente. Appena aperta la scatola, ho scoperto l’inganno. Insomma, erano “scelti” solo i 6 fichi secchi visibili, gli altri erano mediocri. Che senso ha questa strategia commerciale basata sull’inganno del consumatore? Col cavolo che li ricompro!
In generale, l’inganno paga nel breve, ma perde di sicuro nel medio-lungo periodo, perché tanto la verità prima o poi viene a galla.

UN VIRUS CHIAMATO BUROCRAZIA

In Italia c’è un male tremendo che spesso uccide più del Corona Virus.
Si chiama BUROCRAZIA ed è presente da secoli in Italia, in tutte le regioni, con tutti i governi. Un male che rende meno veloce ed efficiente lo Stato, meno competitive le imprese e quindi tutti più poveri.
In periodi come questo ne fanno le spese specialmente i più deboli.
Molti hanno provato a estirparlo ma ancora non è stato trovato il vaccino.

LA SCUOLA “TRADIZIONALE” E’ INSOSTITUIBILE

Del valore inestimabile della scuola “tradizionale”, specialmente per le elementari, ce ne rendiamo conto molto bene ora che non c’è.
Gli insegnanti fanno tutto il possibile, lavorando forse il doppio con le piattaforme online, ma bambini di 6-7-8 anni è necessario che siano sempre affiancati.
Insomma, si tratta di un lavoro vero e proprio per genitori che contemporaneamente devono svolgere quello per cui sono pagati e gestire una casa straordinariamente e costantemente affollata. Oltre a tutto lo stress per le privazioni dovute all’emergenza.
Per fortuna, manca poco alla chiusura di questo disgraziato anno scolastico, ma certamente non sarà possibile continuare ad andare avanti così. I bambini hanno bisogno di volti reali, di maestri e compagni in carne e ossa, di concentrazione, del suono della campanella. E soprattutto i genitori.

IL CORONAVIRUS E LA DECRESCITA (IN)FELICE

Finalmente, dopo 3 settimane forzate di chiusura totale, possiamo avere un assaggio di quella che sarebbe la tanto agognata “DECRESCITA FELICE”.
Il traffico di automobili quasi azzerato ha ridotto al minimo le polveri sottili. Nei cieli i voli sono pressoché spariti, salvandoci dalle famigerate scie chimiche. Sono chiuse anche gran parte delle fabbriche che “infestano” il territorio nazionale, portando le emissioni al tanto desiderato “IMPATTO ZERO”.
A parte tutte le comodità che ci riserva la tecnologia, come videochiamate, computer, TV, simulatori, viaggi virtuali, si è tornati più o meno all’epoca preistorica. Certo, siamo tutti in angosciante attesa di un vaccino, che le spietate multinazionali farmaceutiche stanno affannosamente studiando. Ovviamente lo fanno solo per denaro, si sa. Mica perché vogliono salvare l’umanità… Tra l’altro, sia l’industria della tecnologia che quella farmaceutica sono lobby potenti, altrettanto inquinanti e dannose per l’ambiente. Facciamo così, aspettiamo il vaccino al Covid-19 e poi chiudiamo pure queste.
Insomma, dicevo, siamo come gli uomini preistorici, chiusi nella nostra comoda caverna e usciamo solo per stretta necessità, soprattutto per procurarci del cibo. Io stesso ho constatato che mi lavo molto meno, faccio la barba solo ogni 3 giorni (prima la facevo tutti i giorni), indosso gli stessi pantaloni della tuta da due settimane. Per ora riesco a lavorare da casa, partecipando alle riunioni dell’ufficio a volte in mutande. Ecco, le mutande. Quelle continuo a cambiarmele quotidianamente, ma prima o poi le eliminerò del tutto, non appena non faremo più le riunioni online coi colleghi. Tanto, tutto finirà.
A casa la clava di solito la tiene mia moglie e me la dà insieme alla mascherina solo quelle poche volte che esco durante la settimana, perché fuori è pericoloso. Una situazione ideale, si mangia, si beve e si dorme. Si sta solo a contatto con i propri cari. Ci si conosce pure meglio. A volte si legge, ma mi rendo conto che leggere non è necessario per sopravvivere e quindi smetto immediatamente. Magari, quando sarà inverno userò i libri come combustibile.
Mi domando, fino a quando potrà durare questa pacchia? Se anche dovesse finire, mi raccomando, continuiamo a tenere le fabbriche chiuse, auto e aerei fermi, così potremo continuare a respirare, felici, a pieni polmoni.

CREDIBILI, NON CREDENTI!

Ieri mattina, ascoltando distrattamente la TV, una frase di Don Luigi Ciotti mi ha colpito molto, tanto da aver destato la mia attenzione.
Ho poi scoperto che la frase originaria è stata pronunciata dal giudice siciliano Rosario Livatino, ucciso dalla mafia.
La frase è questa:
“Quando andremo di là, NON ci verrà chiesto se siamo stati CREDENTI, ma sei siamo stati CREDIBILI!”.
Ovviamente l’una non esclude necessariamente l’altra.
Ecco, mi piacerebbe molto che questo fosse il parametro di giudizio, non solo di là, ma anche di qua.

LA FRAGILITÀ DEL TURISMO SVELATA DAL CORONA VIRUS

L’Italia è uno dei paesi più visitati al mondo ed è normale che lo sviluppo turistico rientri nelle strategie di molte belle città. Va però rilevato quanto il turismo sia un settore estremamente fragile.
Durante il terremoto di Norcia del 2016, tutta l’Umbria e pure Gubbio hanno subito gravi danni, per oltre due anni, per un terremoto che ci ha solo minimamente sfiorati.
Ora, a causa del Corona Virus, le attività legate al turismo sono le prime a rimetterci. In questi giorni l’Italia è nella black list dei paesi da visitare. E pure gli stessi italiani sono pregati di spostarsi il meno possibile.
Esattamente come nei mercati finanziari, gli investimenti più sicuri sono quelli diversificati.
Nemmeno Venezia vive di solo turismo.

SE SIETE SPENTI, CERCATE DI ACCENDERE VOI STESSI, NON DI SPEGNERE GLI ALTRI!

Nella vita ho sempre cercato di impegnarmi a fondo in tutte le attività nelle quali, nel corso degli anni, mi sono cimentato. Nello studio, nel lavoro, nello sport, in politica, negli scacchi e pure nelle cazzate quotidiane, come una partita a carte al bar, cercare asparagi o il “gioco aperitivo” al mare. In ogni attività ho sempre incontrato persone migliori di me, che ho ammirato, con cui mi sono complimentato, riconoscendone forza e valore. Di una cosa, però, sono fiero. Non ho mai invidiato nessuno, mai. Anzi, ho sempre preso i migliori come stimolo per migliorare me stesso. Questo atteggiamento, la volontà di prendere tutte le cose di petto, a volte può essere frainteso, pure criticato come troppo competitivo, magari “da esaurito”. Di questo mi dispiaccio, seppure sono convinto che spesso le critiche siano indotte dall’incapacità da parte di qualcuno di impegnarsi altrettanto a fondo. Perché per raggiungere risultati, anche minimi, serve impegno, determinazione, passione, spirito di sacrificio e pure un po’ di fortuna.
Il consiglio che mi permetto di dare a chi critica è quello di fare di tutto per accendere se stesso. Perché chi è spento, se anche tentasse di spegnere chi è acceso, resterà sempre al buio.

È POSSIBILE RIDURRE LA FORBICE TRA RICCHI E POVERI?

La chiave di tutto sta proprio nella risoluzione di questa enorme disuguaglianza tra ricchi e poveri, a cui non fa eccezione l’Italia.
Grave è che più si va avanti e più la forbice si allarga, anziché ridursi.
Siamo alla vigilia dell’entrata di grandi innovazioni tecnologiche, tra cui l’intelligenza artificiale, che elimineranno ancora più i lavori manuali. Il problema è che i vantaggi di automazione e tecnologia dovrebbero servire per lavorare di meno, ma guadagnare tutti.
Però siamo in un circolo vizioso, chi fa scoperte tecnologiche o inventa nuove forme di servizi, le utilizza per se stesso, per il proprio profitto. Come si può interrompere questo processo? Senza l’obiettivo della ricchezza, gli imprenditori e gli uomini in genere si sforzerebbero allo stesso modo per migliorare? Se si mettesse un limite ragionevole alla forbice tra lo stipendio del capo di un’azienda e l’ultimo degli operai, le performance aziendali sarebbero le stesse? Ho grande sfiducia della natura umana, portata all’avidità e all’egoismo, ma questo dovrebbe essere l’obiettivo primario di ogni paese civile del mondo.

PRESCRIZIONE: QUAL È IL MALE MINORE?

Nel grosso dibattito sull’abolizione della prescrizione, si contrappongono due diversi timori. Da una parte chi teme che un colpevole non venga punito, dall’altra che un innocente resti all’infinito sotto processo. È chiaro che l’ideale sarebbe che i processi terminino in tempi umanamente accettabili, ma questo almeno oggi in Italia sembra impossibile. A questo punto, c’è chi pensa che togliendo la prescrizione, i processi si velocizzeranno, perché saranno inutili le meline delle difese tese ad allungare i tempi, proprio per puntare ad essa. C’è invece chi pensa il contrario, cioè che senza rischio di prescrizione, i giudici se la prendano pure più comoda. Va comunque detto per completezza che, da sempre, per reati gravi non esiste la prescrizione e che, secondo la nuova legge, la prescrizione viene abolita solo dopo una sentenza di primo grado.
In questo dibattito, in cui sono legittime le ragioni di tutti, occorre valutare quale sia il male minore e credo che su questo non ci siano dubbi: preferisco 100 colpevoli liberi piuttosto che un innocente perseguitato e accusato. È da sempre il mio incubo peggiore.

SOLE, LAVORO E SORRISI…

Ho notato che il senso civico e la voglia di lavorare sono inversamente proporzionali alle ore e alla intensità di sole di cui i popoli usufruiscono. In compenso, dove c’è il sole la gente è più sorridente.
Difficilmente sbaglia questa “regola”. Insomma, più sole c’è e meno si ha voglia di lavorare e meno si rispettano le regole, ma si ride di più.
Le motivazioni nascono comprensibilmente da ragioni reali, ma ormai sono connaturate nei popoli. Rare sono le eccezioni.

I LADRI ESISTONO OVUNQUE!

I ladri esistono ovunque, anche negli scacchi. “Rubare” è spesso frutto della propria insoddisfazione, dell’invidia, delle frustrazioni dovute a desideri e aspettative inappagate.
C’è pure chi ruba per necessità o per fame, ma spesso certi gesti vengono commessi da chi vuol primeggiare a tutti i costi sugli altri, per potere, ricchezza, forza e abilità.
Per un agonista, fare di tutto per vincere è giusto e necessario nello sport, così come nella vita, ma vanno rispettate le regole e gli avversari. Altrimenti non si tratta di una vittoria, ma di un furto. Tra l’altro sarebbe poco soddisfacente, perché resterebbe sempre la consapevolezza di non essere realmente il più forte, ma solo il più furbo.
Un’ultima riflessione: la grandezza di un vincitore si vede nella capacità di perdere e di saper riconoscere la sconfitta.

IL VALORE DELL’ESPERIENZA

Ieri mia suocera mi ha chiesto di montarle due bauli in legno presi da Leroy Merlin. Per quanto non serva un ingegnere aerospaziale, nel montaggio del primo ho prima dovuto capire la diversità delle varie parti, delle viti e comunque ho commesso alcuni errori di cui mi sono accorto cammin facendo. Tempo impiegato circa un’ora. Per montare il secondo baule ho impiegato circa 20 minuti, sebbene abbia commesso alla fine un piccolo errore dovuto al tentativo di montare diversamente il braccetto che tiene il coperchio. Sono sicuro che se dovessi montarne oggi un terzo, ci metterei ancora meno…
Credo che nulla come il montaggio di prodotti IKEA o Leroy Merlin possa ben spiegare il valore dell’esperienza. Sono pure convinto che la vita, nei suoi molteplici aspetti, sia molto simile al montaggio di questi prodotti.

 

PENSARE IN PICCOLO E’ PIÙ FACILE MA…

Riflettevo come l’uomo tenda sempre a pensare e ad agire in piccolo anziché in grande. Per esempio, in molte città italiane tra cui Gubbio, il 26 maggio ci saranno le elezioni comunali oltre a quelle europee.

Ebbene, nonostante le prossime elezioni europee potrebbero cambiare le sorti dell’Europa e quindi la sua storia, assumendo quindi un’importanza epocale nel dibattito tra europeisti e sovranisti, nei comuni in cui c’è il doppio voto, l’attenzione dei cittadini è rivolta al 90-95% alle elezioni amministrative.

E’ vero che per le comunali si mettono in moto centinaia di cittadini-candidati, ma in realtà anche gli elettori non coinvolti tendono a guardare quasi esclusivamente il proprio orticello, non rendendosi conto che, per quanto possa essere importante avere un buon sindaco e bravi consiglieri, il destino economico e sociale di ogni città si decide prevalentemente altrove. #elezioni2019

UOMO E DONNA: PUNTI DI VISTA

Dialogo realmente accaduto tra me e mia moglie.

SILVIA: “Francesco, se vai al supermercato prendi anche le mele”.
FRANCESCO: “Le mele non le riprendo, perché tanto non le mangiate”.
SILVIA: “Non le mangio perché quelle che ci sono sono andate a male”.
FRANCESCO: “E’ il contrario. Le mele sono andate a male perché non le mangiate!”

“COSA” e non “CHI”

Se si potessero affrontare gli argomenti senza sapere CHI abbia detto COSA, tutto sarebbe più facile.
Ormai il pregiudizio, il livore, il tifo da stadio, uniti all’ignoranza e all’incompetenza di massa, hanno preso il sopravvento in ogni campo.
Se tutto quanto fosse affermato in forma anonima, a quel punto emergerebbero solo i contenuti e le soluzioni migliori.

SONO UN EUROPEISTA CONVINTO

Al di là delle tante chiacchiere che si fanno e delle reali inefficienze, sono un europeista convinto, non tanto perché ci credo (e ci credo davvero!), quanto perché ogni singolo stato europeo, da solo, sarebbe il nulla. Pure la Germania, che altrimenti avrebbe già fatto a tutti una bella pernacchia.
E’ naturale che sia io che i miei coetanei, e soprattutto quelli più anziani di me, siamo affetti da una sorta di nostalgia socio-storico-economica di un qualcosa che non esiste più.
Per fortuna la stragrande maggioranza dei giovani europei ragiona, altrettanto naturalmente, in termini comunitari e senza barriere, nonostante tutti i campanilismi, i provincialismi e le reali inefficienze di un continente che deve veramente scrollarsi di dosso la vecchiaia e passare dalla geografia alla storia e alla cultura.

A QUANDO IL DECRETO “ARROGANZA” ?!

Più che il “decreto dignità” di cui si parla tanto in queste settimane, a mio avviso, andrebbe emanato il “decreto arroganza”, contro tutti coloro che parlano di materie tecniche che a mala pena conoscono. Addirittura, costoro hanno pure la presunzione di insegnarle a chi le studia da anni.

Il paradosso è che tutti sembrano concordi sul fatto che occorrerebbe investire su cultura e istruzione, ma è solo ipocrisia. Del resto, che senso ha studiare per anni una materia, se oggi il primo stronzo senza alcun titolo, che al massimo ha letto l’argomento su Wikipedia, ha diritto di contestare nel merito un luminare?!

Nella foto allegata ho fatto riferimento alla diatriba sui vaccini, ma credo che questo mio ragionamento sia valido per tante altre materie di carattere tecnico-scientifico: la gestione dei rifiuti, le fonti di energia, le infrastrutture e molte altre ancora.

Di certo, se si procede così non si combinerà più nulla.

destra o sinistra?

DESTRA O SINISTRA? IL GOVERNO AMBIDESTRO

Per quanto gli ideali politici siano ormai un lontano ricordo, la grande magia politica del M5S è quella di saper far credere al proprio elettorato di sinistra che il governo che ora stanno appoggiando NON sia di DESTRA.

La grande forza della LEGA, invece, è quella di saper imporre e far apprezzare i propri ideali di estrema destra anche a ignari quanto orgogliosi elettori di sinistra.

NELLE ELEZIONI COMUNALI LE PERSONE PREVALGONO SUI SIMBOLI

Quanto più la competizione elettorale riguarda un ambito ristretto, tanto più la qualità e la credibilità delle persone prevale sul simbolo del partito.
La grossa flessione del M5S tra le elezioni politiche e quelle comunali non è solo frutto di un mero calcolo numerico, anche se pure quello ha il suo peso (non facendo alleanze, un conto è moltiplicare i voti per 30, un altro è farlo per 300).
Il fatto è che in una città medio piccola, diciamo di 30.000 abitanti, delle persone si conoscono capacità e impegno civico, fatti e misfattti, vizi e virtù, hobby e passioni, a prescindere dal partito con il quale si candidano.
Una selezione ad personam che su scala nazionale è impossibile fare, tanto che la perdita di credibilità ha risucchiato indistintamente quasi tutti gli esponenti dei partiti “tradizionali”.
La chiave delle elezioni comunali è tutta qui. Il rapporto diretto tra gli elettori e i candidati, la loro rete di conoscenze, hanno molta più forza di un simbolo, anche se oggi ha il vento in poppa. Altrimenti sarebbe impossibile spiegare alcune riconferme di sindaci del PD, partito in fase di autodistruzione.
Per questo è fondamentale la scelta dei candidati, in particolar modo quella del candidato Sindaco, non tralasciando alcun dettaglio.

NIMBY e NIMTO

NIMBY E NIMTO, LE SINDROMI CHE BLOCCANO L’ITALIA

NIMBY e NIMTO sono due sigle inglesi che descrivono sindromi tipicamente italiane.
La prima, la NIMBY (Not In My Back Yard) “NON NEL MIO CORTILE” attanaglia molti cittadini che osteggiano certe attività o quanto meno ne contrastano l’esercizio nel proprio territorio. Ad esempio quasi tutti hanno l’auto alimentata a gasolio o benzina, ma nessuno vorrebbe una raffineria nel proprio comune di residenza.
La seconda, la NIMTO (Not In My Terms Of Office) “NON DURANTE IL MIO MANDATO” è ciò che anima l’attività di molti politici che si rifiutano di prendere decisioni giuste ma impopolari. Molti magari le condividono nei presupposti, nella virtuosità, ma consci che porterebbero a una perdita di consenso, ne rinviano la decisione e l’approvazione.
Si tratta di fenomeni socio-politici molti diffusi che stanno facendo regredire l’Italia a terzo mondo, con un solo merito: non avremo più l’emergenza migranti, perché i migranti, tra poco, saremo noi.

retribuzioni dei politici - Atene

RETRIBUZIONI E MANCATE RESTITUZIONI DEI GRILLINI: UN FALSO PROBLEMA

Le retribuzioni dei politici sono state introdotte dal grande Pericle, ad Atene, a fondamento e garanzia dell’esercizio della democrazia. Questa dava modo a tutti di esercitare il ruolo di parlamentare e contrubuire alla democrazia e al governo della città. Altrimenti, solo i ricchi avrebbero potuto esercitare determinati ruoli.
Ciò premesso, vado controcorrente a ciò che tanto oggi infiamma il “popolaccio” e vi dico che di questa polemica sul M5S me ne frego, perché il problema delle retribuzioni dei parlamentari è un FALSO PROBLEMA. A mio avviso se un ministro, o un semplice parlamentare, fosse realmente efficace con atti e leggi che migliorano lo Stato e risolvono i problemi della gente, me ne fregherei se restituisce o meno metà stipendio. Lo stipendio potrei pure raddoppiarglielo o triplicarglielo, ad esempio, se mi dimezzasse la durata dei processi, la disoccupazione giovanile, ecc.
In una qualsiasi azienda anche il manager più scalcinato percepisce almeno almeno 5.000/7.000 euro al mese. Ma deve risolvere problemi, raggiungere obiettivi, insomma essere efficace, altrimenti va a casa. Lo Stato oggi è l’azienda più complicata da gestire e vorremmo risolverne i problemi abbassando le retribuzioni dei parlamentari? Quale è il manager idiota e masochista che andrebbe a fare il parlamentare, percependo meno di ciò che guadagna nel proprio lavoro, prendendosi tanti vaffanculo? Nessuno.
Il VERO PROBLEMA oggi è che i parlamentari sono lì, pagati bene, ma non decidono sia per incapacità sia perché vogliono essere rieletti. E per essere rieletti solitamente è preferibile non fare nulla che tolga consenso, cioè è meglio non decidere.
Per questo, da elettore PD, apprezzo molto il vincolo dei due mandati del M5S, almeno consecutivi. Se un politico non ha la possibilità di fare carriera in politica, molto probabilmente cercherà di agire più per il bene del paese e meno per il proprio consenso.

perchè cadono i quadri ?

MA PERCHÉ CADONO I QUADRI?

Dialogo del film “La leggenda del pianista sull’oceano”, tratto dal monologo teatrale “Novecento” di Alessandro Baricco.

MAX: Nonno, non te lo sei mai chiesto perché cadono i quadri?

VENDITORE: No, veramente.

MAX: A me m’ha sempre colpito tutta questa faccenda dei quadri.

VENDITORE: Ma che cazzo c’entra il quadro!

MAX: C’entra! Perché a Novecento quella famosa notte andò come va per i quadri: stanno su per anni, e poi senza che accada nulla, ma nulla dico, FRAN, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, però loro a un certo punto FRAN, cadono lo stesso. Nel più assoluto silenzio con tutto immobile intorno, non una mosca che vola e loro FRAN! Non c’è una ragione, perché proprio in quell’istante? Non si sa. FRAN! Cos’è che succede ad un chiodo per farlo decidere che proprio non ne può più? C’ha un’anima anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, il chiodo? Erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere da anni, poi hanno deciso un data, un ora, un minuto, un istante preciso? O lo sapevano già dall’inizio, i due, era già tutto combinato! “Guarda, io mollo tutto fra 7 anni”. “Per me va bene”. “Allora intesi, per il 13 maggio”. “Ok”. “A mezzogiorno”. “Facciamo a mezzogiorno e tre quarti”. “D’accordo, allora buonanotte”. Sette anni dopo, il 13 maggio, a mezzogiorno e tre quarti… FRAN! È impossibile da capire, è una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, sennò esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli, un mattino, e scopri che non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi “Io devo andarmene da qui”. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando una sera in mezzo all’oceano Novecento alzò lo sguardo dal piatto, mi guardò negli occhi e…

esiste l'inferno ?

L’INFERNO POTREBBE ESISTERE ANCHE SE NON CI HAI CREDUTO!

Premetto che, ahimè, non sono credente, ma come ogni essere pensante, a volte mi sono interrogato sull’esistenza o meno di Dio e dell’Aldilà. Mi piace analizzare e ragionare, per cui non ho mai rigettato a priori alcuna ipotesi, anche la più apparentemente improbabile.

A destare la mia attenzione recentemente è stata questa frase pubblicata da un mio amico di Facebook, quasi a monito dopo l’approvazione al Senato della legge sul testamento biologico: “L’INFERNO POTREBBE ESISTERE ANCHE SE NON CI HAI CREDUTO”.

Mi appassionano i problemi di logica e per questo ho subito ritenuto interessante analizzare la frase dal punto di vista dell’opportunità, come se fosse un problema tipico della “teoria dei giochi”.

Da buon scacchista, so bene che non bisogna accantonare mai nessuna ipotesi. Pertanto, la prima cosa che ho pensato è che l’ipotesi, sebbene io non sia credente, potrebbe essere vera. La seconda ipotesi, altrettanto vera, è quella contraria, cioè che “L’INFERNO POTREBBE NON ESISTERE ANCHE SE CI HAI CREDUTO”. Tuttavia, siccome per precauzione va sempre considerata l’eventualità peggiore, mi sono soffermato a ragionare sul fatto che l’inferno esista e sia un luogo certamente poco ospitale e non gradito per nessuno. Anche per me che non ci credo.

Quindi, procedendo sempre con opportunità logica, onde trovare la strada giusta per andare in Paradiso o quantomeno evitare l’Inferno, mi sono balzate in mente tante domande a cui ho provato invano di dare risposta.

Quali sono i criteri per andare in Paradiso? Esiste la possibilità di andarci senza crederci? Chi decide? – Dio! – Quale Dio? – Dio è uno solo! – Ma se Dio è uno solo, perché le professioni religiose sono così diverse tra loro e spesso pure in conflitto? E chi Dio non avuto mai la possibilità di conoscerlo per come lo professiamo noi, perché nato in luoghi sperduti o in tempi lontani, andrebbe all’inferno? – Certamente no, altrimenti sarebbe un Dio ingiusto e crudele e questo va escluso. Se quindi la professione religiosa non conta, il ragionamento porta a pensare che sia sufficiente essere buoni e agire secondo una certa etica per andare in Paradiso. Ma cosa intendiamo per etico? L’etica è un concetto universale?  A cominciare da Socrate, passando per Kant, tantissimi filosofi hanno provato a trovare una definizione universale del concetto di etica. Ci hanno provato, eppure i fatti e la storia dimostrano che ciò che noi consideriamo oggi “bene” e “morale” potrebbe non esserlo per qualche popolo lontano, con una cultura diversa dalla nostra. O, addirittura, potrebbe diventare amorale domani per i nostri stessi discendenti.

Ecco, tra questi ragionamenti, mi perdo. L’unica certezza che ho è che sono troppo logico per andare in Paradiso. Forse.

Francesco Zaccagni, 20/12/2017

Nilde Iotti 1979

LE RAGIONI DEL SÌ

Facciamo un esempio. La vostra bella casa, che vi ospita e protegge dignitosamente da oltre 60 anni, necessita di essere ristrutturata per poter essere più efficiente energeticamente e rispondere alle nuove esigenze di un mondo estremamente cambiato. La struttura, ben fatta, è ancora solida, ma vanno applicate alcune migliorie che al momento della prima costruzione non erano né possibili né necessarie. Una cosa è certa, sono più di 30 anni che in casa si dice di doverci mettere mano. Lo dicono tutti, a parte i nonni, per i quali ogni cambiamento, anche sostituire una vecchia poltrona, rappresenta un trauma. Ma vuoi per carenza di soldi, per l’incapacità di mettersi d’accordo, per la continua priorità data all’ordinario, il progetto non è mai partito.

Il referendum lo vedo così. La Costituzione è la nostra casa. Ben fatta, una delle migliori del mondo, soprattutto nei suoi principi fondamentali, che sia bene inteso non saranno assolutamente toccati dalla riforma. Ma il tempo e alcune inefficienze emerse con la semplice applicazione reale ne richiedono alcune modifiche, che già i Costituenti stessi avevano intravisto. Tra queste elencherò per necessaria brevità solo alcune che ritengo le più importanti, senza entrare troppo nei tecnicismi, sebbene l’argomento lo richieda.

Prima fra tutte metto la fine del bicameralismo paritario: la fiducia è data e può essere tolta solo dalla Camera dei Deputati, come avviene in tutte le democrazie parlamentari del mondo. Le stesse leggi non vedranno più estenuanti rimpalli tra Camera e Senato, visto che quest’ultimo avrà funzioni diverse. Ci sarà più snellezza ed efficienza legislativa, a dispetto di iter burocratici che in Italia hanno tempi biblici, costringendo spesso i governi a operare abusando di decreti legge.

Avremo più stabilità, con il governo maggiormente capace di portare a termine il proprio programma, evitando così alibi e scarichi di responsabilità. Tenete presente che l’Italia ha avuto ben 63 governi in 70 anni ! Un paese più stabile è anche più solido economicamente e finanziariamente, quindi più affidabile per chi volesse investire da noi.

Il Senato, così riformato nelle proprie funzioni, passerà da 315 a 95 membri elettivi, compiendo così un primo passo verso un’auspicabile riduzione dei costi della politica. In tal senso verrà anche abolito il CNEL, ente ritenuto oggi da tutte le forze politiche un inutile sperpero di denaro pubblico.

Dulcis in fundo, la modifica del Titolo V della Costituzione, ovvero quello che attribuisce i poteri alle Regioni. Vi sembra normale che qualcosa che va bene nelle Marche o in Toscana, possa essere ritenuto contro la legge in Umbria? Votando SI’, le decisioni che riguardano materie di interesse nazionale torneranno allo Stato, evitando il frastagliamento di leggi regionali e in certi casi provinciali, che spesso rendono la vita impossibile ai cittadini e alle aziende. Temi strategici come quello dell’ambiente e della salute, delle grandi infrastrutture, della tutela e valorizzazione dei beni culturali, non saranno più trattati diversamente da regione a regione, magari a distanza di pochi chilometri.

Purtroppo la personalizzazione del referendum a un voto pro o contro Renzi ha fatto passare in secondo piano l’importanza della riforma stessa e dei suoi possibili vantaggi, coalizzando un fronte del NO estremamente variegato e politicizzato.

Sia chiaro, la perfezione non esiste, ma bisogna mettere sul piatto della bilancia gli effetti che saranno sicuramente positivi rispetto ai punti migliorabili, quali ad esempio la legge elettorale, di cui in questi giorni è già stata approvata una bozza.

Tra i detrattori, ci sono molti di coloro che la riforma hanno contribuito a realizzarla (ad esempio Berlusconi e i suoi), ma che per pura posizione antigovernativa, oggi la respingono.  Altri, invece, sono coloro che nell’arco di decenni hanno tentato più volte di portarla avanti, ma non sono riusciti nemmeno a proporla. Parliamo di politici quali D’Alema, che sono in pista da 40 anni e non riescono ad accettare che qualcuno riesca laddove loro hanno fallito. Si tratta insomma di “fuoco amico”, in questo caso.

«Quando fai qualcosa – recita una massima di Confucio – sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente». Nulla di più calzante oggi per descrivere buona parte dei sostenitori del NO.

È curioso pensare come gli obiettivi di questa riforma siano gli stessi che una giovane Presidente della Camera, Nilde Iotti, si era posta nel lontano 1979. E oggi stiamo ancora qui a parlarne come di una chimera, quando in realtà basterebbe un SI’.

Ai più titubanti e conservatori faccio notare che se cambiare potrà sembrare rischioso, l’immobilismo attuale porta ad una sconfitta certa. Il paese è quanto mai fermo, soffocato da una crisi senza precedenti e da una burocrazia che rende lente e spesso vane tutte le possibili reazioni in uno scenario sempre più veloce e globalizzato.

Non sarà la fine del mondo, ma qualora prevalga il NO, sarà certamente una grandissima occasione persa. Non solo. Il quadro politico è così frammentato e mosso dai populismi (la recente elezione di Trump ne è l’emblema), peraltro con il precedente di un eventuale referendum negativo, che è impossibile immaginare una nuova riforma nell’arco dei prossimi decenni. Sopravvivremo, forse, come fatto finora: con governi deboli e frequenti, sotto scacco di piccoli gruppi, con il rischio, in quel caso sì, di una pericolosa deriva autoritaria.

E la nostra casa, bella ma non più efficiente, rischia prima o poi di crollare al primo terremoto per scarsa manutenzione.

Francesco Zaccagni, Novembre 2016

FIDEL CASTRO, DITTATORE O ILLUMINATO ?

Riflessioni all’indomani della morte di Fidel Castro, avvenuta il 25 novembre 2016

Sono stato a Cuba quasi un mese nel 1995 (prima del Papa) e l’ho girata quasi tutta, facendo molte domande a tante persone di tutte le età.

Posso dire che quella di Fidel Castro, con tutti i limiti e le contraddizioni tipiche di una dittatura, è stata una dittatura illuminata. E’ vero, non c’era libertà di stampa, molti volevano fuggire negli USA, alcuni lo hanno fatto, in certi casi rimpiangendo poi di averlo fatto. Non c’era libertà politica, come in un normale paese democratico.
Ma con certezza posso dire che il livello culturale delle persone (tutte!), l’assistenza medica (nonostante la carenza di medicine anche per colpa dell’embargo), la scuola, insomma il cosidetto welfare erano di ottimo livello.

Non parliamo poi dello sport, ma in quello i Cubani sono aiutati dal fisico.

Ho conosciuto tante persone povere ma tutte assolutamente dignitose. Quella stessa isola, magari con diverse forme di governo più democratiche, non so se avrebbe potuto mantenere simili standard sociali.

Mi viene in mente il Brasile, il Venezuela, il Perù, L’Ecuador e vedo molti bambini che muoiono di fame e in certi casi uccisi per il traffico di organi, vedo molti analfabeti, vedo un livello di sicurezza peggio della Siria oggi. E’ vero, Cuba ha poco più di 10 milioni di abitanti, ma intanto quelle cose le ha garantite.

Non avremo mai la controprova e qualcuno potrebbe dire “bello prendere i granchi con le mani degli altri!”, ma se avessi dovuto rinunciare alla democrazia e vivere sotto una dittatura, molto probabilmente avrei scelto quella di Fidel. E chi vi scrive non è certo un comunista.

bebè italiani

RICCHEZZA E FIDUCIA NEL FUTURO SONO RELATIVE

Gli Italiani sono un popolo che demograficamente è destinato a morire, perché invecchia sempre più.
Solo gli immigrati tendono a prolificare e questo dimostra che non sono tanto gli ammortizzatori sociali (bonus, asili nido, ecc) che spingono a fare figli. E’ soprattutto una questione psicologica e culturale.
Molte giovani coppie italiane non hanno fiducia nel futuro, pur avendo casa, genitori, nonni con la pensione e in certi casi pure un lavoro (che è importante, per carità!).
Al contrario, immigrati che hanno poco o nulla, provenendo da paesi con situazioni di assoluta indigenza, di figli ne fanno, senza paura…e pure tanti.
Prolificate gente. Prolificate!

social e dialogo

SOCIAL: UTILI PER INFORMARE, PESSIMI PER DIALOGARE

Mi sono trovato recentemente ad affrontare una discussione molto pratica su un social tra i più diffusi. Al di là del merito della questione, delle persone coinvolte e dei risultati che ne sono scaturiti, ciò che mi ha profondamente colpito sono le modalità dello svolgimento della stessa.

Visto che la comunicazione rappresenta gran parte della mia professione, social compresi (anche se in questo caso con ovvia minor padronanza rispetto agli strumenti tradizionali), sono riuscito a trarre utili insegnamenti e forti convinzioni da questa vicenda.

I social sono un utilissimo strumento per informare, vista la grande immediatezza per cui si contraddistinguono. Immagini e notizie vengono trasmesse in tempo reale, generando condivisione, commenti e diffusione.

I social sono inoltre uno strumento altrettanto adatto per chi vuol cazzeggiare, divertendosi parlando del nulla. In questo caso vedo personalmente lo strumento come negativo, tempo strappato alla vita reale. Tuttavia, anche se è solo tempo perso, lo strumento te lo permette di fare nel migliore dei modi.

Nel business i social sono ormai divenuti un efficace mezzo per creare relazioni commerciali, peraltro con la possibilità di targettizzare i destinatari dei propri messaggi.

Ciò premesso, veniamo alle negatività di questo strumento, sperimentate personalmente.

Utilizzare i social per discutere e prendere decisioni, anche le più banali, è estremamente controproducente e negativo perché viene alterata, se non addirittura esclusa, la componente fondamentale di qualsiasi negoziazione: il dialogo.

Nei social non ci si guarda negli occhi, non si ascolta il tono di voce, non si capisce se una frase è pronunciata sorridendo o per davvero. Insomma, mancano i fondamenti base della comunicazione.

Il carattere stesso dell’immediatezza, prerogativa dei social, toglie tempo alla riflessione. Nella discussione di gruppo da cui prendo spunto ad un certo punto un interlocutore ha detto: “Non c’è tempo da perdere, bisogna dire SI’ o NO, senza tante chiacchiere. Punto.”

In realtà, per quanto alla fine occorra comunque arrivare a una decisione concreta, la soluzione più giusta sta quasi sempre nel mezzo, come dicevano i latini. Ben lontana da un secco SÌ o NO. L’istantaneità toglie spazio alla mediazione, non vengono considerate le percezioni soggettive, non c’è tempo per riconoscere gli errori (personali e altrui), non possono essere ponderate eventuali vie alternative.

Il social è inoltre un pericoloso amplificatore di aggressività, un po’ come l’automobile. Non si sa perché, ma al volante certe persone solitamente calme diventano tigri inferocite per una semplice mancata precedenza, a volte con degenerazioni anche dai risvolti tragici. Tuttavia gli episodi che avvengono sulla strada restano circoscritti, per fortuna, sui social possono purtroppo assumere il carattere di viralità.

È così che i social possono degenerare diventando strumenti di divulgazione di violenza, odio, razzismo e omofobia, con una portata mediatica senza precedenti.

Facciamone quindi buon uso.

Francesco Zaccagni, 10/06/16

EVOLUZIONE SOCIALE vs SICUREZZA

L’incapacità dell’intelligence (si fa per dire!) belga di fronte al terrorismo dimostra quanto le società più evolute e virtuose siano deboli e goffe di fronte alla delinquenza.
In paesi dove la prassi è il rispetto assoluto delle regole, in cui è quasi impossibile trovare cicche di sigaretta a terra, per la criminalità è un habitat ideale.
E’ questa purtroppo l’altra faccia triste della medaglia. Il raggiungimento di elevati standard sociali, l’inviolabilità di qualsiasi diritto umano, la tutela assoluta della privacy e il garantismo prima di tutto creano crepe facilmente penetrabili.
Paradossalmente paesi molto più “barbari” dal punto di vista civile, come gli Stati Uniti, la Russia e la stessa Italia hanno sicuramente più familiarità con il crimine. La lotta alle associazioni mafiose di certo sono un’ottima palestra.

Jeremy Meeks

ANDARE IN CARCERE, UNA VERA OPPORTUNITÀ’ PER FARE CARRIERA

Ormai andare in carcere dà più prospettive che frequentare l’Università.

Raffaele Sollecito, giudicato innocente da una delle inchieste più ridicole d’Italia, scrive libri e rilascia interviste. Amanda Knox gira film ed è diventata una soubrette… Quest’altro fa il modello perché è il detenuto più bello del mondo (!!??). Tutte vere celebrità…

Poi magari ci sono anche anonimi innocenti in carcere…e tante persone che si spaccano il culo LAVORANDO ONESTAMENTE tutti i giorni per sbarcare il lunario.

Ora però un film lo faccio pure io, con questo titolo: IL MONDO ALLA ROVESCIA…

alessio viviani

Negli scacchi non esistono handicap!

Il gioco degli scacchi è uno sport che Kasparov ha definito “il più violento del mondo”, sia perché rappresenta una lotta tra eserciti in cui occorre sopraffare l’altro, sia perché, trattandosi di uno sport individuale scevro da qualsiasi alibi, la sconfitta pesa fortemente per la sua inappellabilità. Chi perde non può prendersela con nessuno, se non con sé stesso.

Eppure, al tempo stesso, gli scacchi possono rappresentare un’ottima opportunità di divertimento, di socializzazione e di integrazione per tutti: bambini, adulti e anziani, maschi e femmine. Soprattutto, e la storia che sto per raccontare lo dimostra appieno, nel magico mondo delle 64 caselle l’handicap fisico si annulla, esiste solo una battaglia fra due menti.

Si è concluso recentemente il XXVI Festival di Porto San Giorgio, un importante torneo di scacchi al quale hanno partecipato numerosi scacchisti di assoluto livello, tra cui anche alcuni maestri professionisti di livello internazionale.

Ebbene, a vincere è stato il diciottenne Alessio Viviani, un ragazzo marchigiano che, come vedete dalla foto, è molto più sfortunato di noi, in quanto affetto da amiotrofia muscolare spinale.

Alessio gioca a scacchi da quando aveva cinque anni, su consiglio del fisioterapista al fine di farlo stare un po’ seduto muovendo i pezzi.

La disabilità, ovvio, non rende la vita facile ad Alessio: si sposta su una carrozzina elettrica, che manovra con piccoli movimenti delle mani, e respira con l’aiuto di un ventilatore polmonare.

Grazie però alla sua forza di volontà, al supporto dei genitori, e alla flessibilità dei regolamenti scacchistici che permettono ai disabili di utilizzare attrezzature speciali, ha buttato il cuore oltre l’ostacolo raggiungendo una forza di gioco di eccellenza.

Siccome non può stare seduto normalmente alla scacchiera, sta sdraiato sulla carrozzina elettrica e osserva la posizione su una lavagnetta verticale in cui vengono replicate le mosse. Quando ha scelto la mossa da giocare, la comunica alla madre, che la esegue sulla scacchiera e schiaccia l’orologio.

Questa eccezionale vittoria dimostra due cose: la prima che in ogni circostanza della vita, anche la più sventurata, non bisogna mai compatirsi, ma sempre lottare.

La seconda che solo negli scacchi, uno sport in cui conta esclusivamente la bravura, si combatte ad armi pari, senza distinzioni di razza, sesso, età e handicap vari.

Senza urtare la sensibilità di nessuno, vorrei sottolineare che questa vittoria ha un sapore molto diverso da quelle conseguite da atleti in sport paraolimpici, in cui la competizione si svolge esclusivamente tra portatori di handicap. Alessio ha vinto battendosi con atleti normodotati.

Dovremmo prendere tutti esempio da lui.

Gli scacchi in strada

Un amico scacchista ternano si imbatte a Parigi in un gruppo di persone che giocano in strada. Su Facebook lancia lo scherzoso quesito: mi fermo abbandonando la famiglia, o no?

Non ho avuto dubbi nel rispondergli subito di sì, perché gli scacchi in strada sono la cosa più bella del mondo. Non conosci l’avversario, ma ci giochi come se lo conoscessi da sempre. E’ una delle tante forme di linguaggio internazionale.

Questa domanda mi ha fatto tornare in mente un episodio accadutomi nel 2004, durante un mio viaggio in Uzbekistan.

A Samarcanda mi imbatto in Jamol Kosimov, un ragazzo che vende scacchiere e oggetti in legno, con cui ancora oggi ho sporadici contatti.

Passando di fronte la sua bancarella, faccio per scherzo la prima mossa e lui risponde immediatamente. Viene fuori una partita vera, all’ultimo sangue. Ricordo bene che fu difficile vincere soprattutto perché gli scacchi avevano una forma strana e faticavo a riconoscerli.

Mentre i miei compagni di viaggio sono tutti risaliti sul pullman, approdo in un finale vincente. Ho la partita in pugno contro un Uzbeko, con 4-5 suoi amici intorno a guardare… Momenti frenetici, soprattutto perché il mio pullman è da tempo che ha cominciato a suonare per sollecitarmi… Non ce la faccio a lasciare una partita vinta. Proseguo e vinco.

Quando sono tornato sul pullman, non è stato difficile subire in silenzio gli insulti di tutti… Perché avevo vinto contro un Uzbeko a Samarcanda, in un paese ex sovietico, in cui gli scacchi sono cultura e tradizione. E io mi sentivo di aver ben rappresentato l’Italia.

Forse è solo per questo che Jamol, quel giorno, volle scambiarsi le email e ancora oggi mi scrive.

Per chi veramente li ama, gli scacchi sono anche questo. Soprattutto questo.

Francesco Zaccagni, 7 aprile 2015

coda sulla Contessa

E NOI EUGUBINI VORREMMO VIVERE DI TURISMO???

Lunedì di Pasquetta, dopo due giorni di pioggia e freddo si preannuncia una giornata di sole.

Con la famiglia decido, come tanti altri sventurati Eugubini e Umbri, di fare una gita in riviera.

Pronti, partenza e via…comincia il calvario, ma ci sta…siamo a Pasqua…

Già prima della galleria della Contessa c’è un incolonnamento. Superata la galleria a passo di lumaca, la coda non sembra terminare, così chiamo il 112 per chiedere lumi. i Carabinieri mi rispondono che, dopo numerose segnalazioni, una macchina dell’Anas si sta recando in loco per “risolvere il problema”, che non è altro che il famigerato SEMAFORO nei pressi di PONTERICCIOLI (ma ancora in Umbria). Incredibile: alle 13.30 la coda è di svariati chilometri, esattamente dalla rotatoria di Gubbio al semaforo di Pontericcioli.

Finalmente mi vedo sorpassare dalla macchina arancione dell’Anas e dopo circa un altro quarto d’ora, magicamente, la situazione si sblocca. Sapete come è avvenuto il miracolo? Semplice: l’Anas è arrivata al semaforo e, visto che era assolutamente inutile (immagino), l’ha tolto di mezzo. Complimenti, una trovata ingegnosa.

Dopo i 40 minuti di fila sulla Contessa, purtroppo, mi trovo di fronte a un altro incolonnamento: si tratta di un semaforo nei pressi di Cantiano; questa volta siamo nella Marche, ma la coda è sempre chilometrica… Imprecando, esco dalla strada principale cercando fortuna sulla strada vecchia. Sono costretto a rientrare obbligatoriamente sulla superstrada nei pressi di Cagli e non posso credere ai miei occhi: terzo semaforo e terza coda chilometrica.

RISULTATO: Gubbio-Riccione 2 ore e 30 minuti.

Non mi intendo di circolazione stradale né di lavori pubblici, ma non sono né cieco né rincoglionito: ho notato con disappunto, infatti, che tutti e tre i semafori erano “apparentemente” inutili, visto che nonostante il restringimento della carreggiata, non vi era assolutamente alcun ostacolo. Questo mi è stato confermato dal fatto che il semaforo di Pontericcioli è stato addirittura tolto di mezzo dall’Anas appena giunta in loco.

Ora la domanda sorge spontanea: QUESTO SEMAFORO O SERVE O NON SERVE. Se è stato tolto, immagino che non serva. Ma se non serve, perché l’Anas è intervenuta solo dopo ore, cioè quando la coda andava da Gubbio a Pontericcioli? Ci sarà pure un responsabile in grado di rispondere a questa domanda idiota, o no?

Io credo che questa situazione sia assolutamente incresciosa e, aldilà delle responsabilità e competenze territoriali (che non conosco), tutti sono/siamo responsabili.

La Regione, La Provincia, il Comune, i politici che sono solo bravi a chiacchierare e non hanno la benché minima capacità di risolvere problemi pratici ed elementari. Le forze dell’ordine che sarebbero dovute/potute intervenire per sostituirsi a quel famigerato semaforo. Ed infine noi cittadini, che siamo in grado solo di imprecare nelle nostre auto, lamentarci su Facebook (come ho fatto io), senza poi mettere in atto proteste concrete e organizzate. Ad esempio, perché non blocchiamo la strada? Qualcuno poi verrà a parlarci. Ma il problema è che noi Eugubini siamo in grado di incazzarci veramente solo il giorno dei Ceri, che ci hanno atrofizzato il cervello.

Affinché Gubbio possa aspirare a VIVERE DI TURISMO, serve una bella città (quella c’è), eventi che possano attrarre visitatori (si potrebbe fare molto di più, ma siamo sulla strada buona) e, infine, vie di comunicazione non da terzo mondo che possano permettere a questi visitatori di raggiungerci senza “atroci” sofferenze. Perché, ricordiamoci, che non siamo belli solo noi…

Gubbio, nel A.D. 2015, è ancora assolutamente isolata rispetto al resto dell’Umbria. Se poi in quelle pochissime strade che abbiamo (e che stanno cadendo a pezzi) ci mettiamo pure i semafori il giorno di Pasquetta (in assenza di lavori), dove pensiamo di andare? Questa volta, purtroppo, non si tratta di mancanza di fondi pubblici. Qui si tratta solo di assoluta disorganizzazione e incapacità, che poi si manifesta dannosamente su tante altre cose assurde, che magari non conosciamo.

A breve ci saranno le ELEZIONI REGIONALI e molti politici prometteranno mari e monti, come al solito, senza impegni precisi e misurabili. Ritengo che sarebbe pure ora che la Regione faccia qualcosa di concreto per le vie di comunicazione della città di Gubbio, di cui porta il simbolo nello stemma. Basta chiacchiere e teorie dei massimi sistemi. Servono piccoli e semplici fatti.

Il mio misero sogno nel cassetto sarebbe che ci fosse un politico (di qualunque estrazione) che si prenda un impegno concreto e dica: “Se eletto, il mio obiettivo è SOLO QUESTO. Lo so, è piccolo, ma è chiaro e concreto, e me ne faccio carico personalmente. Se fallisco, sarà solo colpa mia e me ne torno a casa”.

Troppo chiaro, troppo semplice, quindi tristemente impossibile.

Scacchi e Poker, la strana coppia

poker-scacchiUltimamente moltissimi appassionati hanno cominciato a parlare di possibili somiglianze tra il gioco del Texas Holdem e quello degli scacchi: una discussione che, nonostante abbia fatto storcere il  naso a molti, potrebbe anche avere qualche fondamento. Vediamo insieme perché.

Prima di tutto, la strategia

Per quanto con modi e con complessità sicuramente differenti, la strategia dei giocatori è una delle caratteristiche fondamentali di questi due giochi. Sia nelle sale da poker che negli scacchi è assolutamente importante avere una fortissima capacità di analisi per capire immediatamente le intenzioni degli avversari, riconoscendo le possibili trappole che il loro comportamento potrebbe nascondere.

E l’intelligenza

In nessuno dei due giochi si può fare molta strada senza usare al meglio la propria intelligenza. Gli scacchi ed il poker sono due giochi nei quali la capacità di un giocatore di studiare il gioco degli altri, di valutare le proprie mosse prendendo in considerazione tutte le possibili conseguenze gioca un ruolo di importanza vitale per riuscire a raggiungere una vittoria finale.

Lasker insegna

Prendiamo Emanuel Lasker ad esempio. Il grandissimo GM degli scacchi tedesco è diventato celebre per il suo particolare modo di studiare i propri avversari mettendoli costantemente alla prova e cercando di interpretare al meglio tutte le loro reazioni. Un qualcosa che, a pensarci bene, sta scritto anche in tutti i manuali del poker proprio perché requisito fondamentale per riuscire ad andare avanti nel gioco anche in quelle partite nelle quali le carte sembrano davvero non riuscire a mettersi bene.

Una questione di tavolo

E d’altra parte l’amore di alcuni grandi scacchisti per il gioco del poker non è certo un mistero: Ylon Schwartz, Ivo Donev o Howard Lederer sono soltanto alcuni dei celebri nomi che hanno deciso di avvicinarsi al Texas Holdem portando a casa grandi successi grazie alla capacità di spostare le grandi abilità sviluppate con gli scacchi sui tavoli verdi del poker.

FURBIZIA contro INTELLIGENZA

gatto-volpeMai come oggi possiamo verificare sul campo l’enorme differenza tra queste due caratteristiche personali.
Il FURBO di sicuro arriva prima, é quello che non rispetta le file ed ottiene spesso e prima di altri piccoli risultati. Ma arriva poco lontano.
L’INTELLIGENTE a volte potrebbe pure essere furbo, ma preferisce non farlo, perché sa che prima o poi arriverà pure il suo turno.
Tuttavia l’intelligente, quando il furbo si è già fermato e non sa dove andare, tira dritto perché ha obiettivi chiari e strategie efficaci. E arriva lontano dove nessun furbo potrà mai arrivare.
A buoni intenditori, poche parole…

Evviva gli errori!

Snoopy-errori

La vita è piena di imprevisti, a volte pure piacevoli, ma purtroppo molto spesso negativi. In certi casi, non possiamo far altro che subirli, in quanto non prevedibili e soprattutto non rimediabili.

In realtà, nella maggior parte dei casi, un evento negativo non è altro che frutto di un proprio errore e proprio per questo evitabile. Il problema è che spesso le situazioni negative della vita vengono vissute con irrazionalità e superficialità, pensando più a piangersi addosso anziché a rintracciarne le cause per evitarne il ripetersi. E qui ci sarebbe tanto da lavorare.

Utilizzando il tennis come metafora, un imprevisto irrimediabile negativo può essere considerato “l’ace”: battuta a 180 Km/h e impossibilità di prendere la pallina. Quindi, in questo caso come in altri sport, a volte si subiscono punti o sconfitte per gesti tecnici perfettamente eseguiti dall’avversario.

Al contrario, negli scacchi non funziona mai così. Ogni risultato è esclusivamente frutto della propria condotta, tanto che sempre di più considero questo sport una rappresentazione logica e accelerata della vita, da cui trarne spesso insegnamento.

Una partita a scacchi, infatti, non è altro che “una battaglia contro l’errore”, come amava ripetere il famoso Grande Maestro Xavier Tartakover, tanto da fare dell’errore una vera e propria apologia. È proprio la constatazione, la comprensione, lo studio e la risoluzione dell’errore che permettono il miglioramento di se stessi.

Negli scacchi non esiste la fortuna e quando si vince significa che in qualche modo si è stati superiori all’avversario (per un miglior piano strategico, per la preparazione tattica, per la concentrazione, per la resistenza e per la motivazione, ecc). Si sarà sicuramente felici per la vittoria, ma non si potrà certo utilizzare la partita per migliorare il proprio livello di gioco.

Viceversa, ogniqualvolta si perde, si è certamente commesso un errore, piccolo o grande che sia. Anche se l’avversario è molto più forte, significa che abbiamo sbagliato qualcosa noi e non che abbia mosso perfettamente lui!

Rintracciare l’errore, analizzarlo, comprenderlo e trovarne la soluzione significa accrescere la propria conoscenza scacchistica e quindi diventare più forti. Le partite a scacchi, come le situazioni nella vita, sono in alcuni frangenti ripetitive. Sapere con certezza come comportarsi alla 13^ mossa del “Gambetto di Donna”, dopo una determinata mossa dell’avversario, significa essere più forti di un giocatore che conosce la variante fino alla 12^ mossa…

Nelle varie situazioni che la vita ci propone quotidianamente si potrebbero fare esempi analoghi, ma purtroppo sono pochi coloro che pongono attenzione agli errori. Alcuni neanche se ne accorgono, pensando che il reiterarsi di eventi negativi a loro danno sia frutto della propria sfortuna cronica. Altri, peggio ancora, spesso ravvedono l’errore ma, addossandolo quasi sempre agli altri e trovando per sé stessi mille alibi, non lo risolvono mai.

Pertanto, benvenuti siano gli errori, purché siano compresi, analizzati e risolti. È un lavoro molto faticoso, ma va fatto, altrimenti è preferibile… non sbagliare.

Francesco Zaccagni

Mayka e Zaccagni 2° e 3° a Cagli (PS)

Buona prestazione di Bogdan Mayka e Francesco Zaccagni al torneo rapid organizzato dal circolo di Cagli domenica 12 ottobre.

Sono giunti 2° e 3° assoluti, rispettivamente con 4,5 su 6 e 4 su 6, alle spalle del cagliese Edorado Sanguinetti, vincitore con 5,5 su 6.

Il torneo era con cadenza 30 minuti a giocatore ed è stato caratterizzato da un buon livello di gioco nonostante il numero dei partecipanti, quasi tutti classificati, non fosse elevato.

Per chi fosse interessato ad analizzare un po’, nel sito www.gubbioscacchi.it c’è la galleria completa ed alcune posizioni interessanti delle partite disputate.

Aurelio Passeri, Gubbio perde una sua pietra

aurelio passeri

Ogni volta che facevo un viaggio, nell’era dei social network, inviavo a Gubbio una sola cartolina: al mio amico Aurelio Passeri, in Via Aquilante.

A lui faceva molto piacere, sia perché amava collezionare le cartoline, sia perché, quando poi ci rivedevamo in giro, oltre a ringraziarmi con affetto, coglieva sempre la palla al balzo: “Che bel posto ‘i visitato! ‘L mondo è bello, ma Gubbio è ’n’altra cosa!”.

Non c’era città o meraviglia del pianeta alla quale lui non riuscisse a trovare un difetto tale da far restare la sua Gubbio sempre e comunque la città più bella.

Di lui molti ricordano lo scultore. Numerose sono le sue opere, tutte in stile classico, che traspirano la propria straordinaria sensibilità per la vita e amore per Gubbio. Riguardo allo stile, Aurelio (che non era certo uno che le mandava a dire) non era solito risparmiare critiche ai fautori dell’arte moderna e contemporanea, spesso mostrandomi in contrapposizione ad essa alcuni dettagli delle sue sculture. “Guarda che manine che c’ha ‘sta bambina … Guarda che unghiette! Sapessi quanto ce vole a fa ‘na mano così!…”

Altri, tra cui il figlio Luigi a cui ha trasmesso la stessa mano artistica, ricordano il ceraiolo. Sempre nelle “retrovie” del Cero, era però un valente Santubaldaro. Braccere nella muta di Santa Maria, era onnipresente, sia quando c’era da soffrire, sia quando c’era da festeggiare, in virtù della sua straordinaria passione ed esuberanza. Il 15 maggio 2011 l’ultima grande vetrina, quando ha portato giù dalla scalea la statua di Sant’Ubaldo insieme a suo figlio Luigi che l’aveva scolpita.

In realtà, le sue passioni non erano altro che la naturale conseguenza del suo grande amore per Gubbio. Credo, infatti, che Aurelio Passeri fosse uno dei più grossi difensori e decantatori delle tradizioni culturali ed architettoniche della nostra città. È questo l’aspetto che più di ogni altro mi ha colpito di lui e per cui lo ricorderò.

Più volte, incontrandolo per strada, mi manifestava quanto gli stessero a cuore le pietre della sua città, che conosceva certamente a memoria. E quasi sempre mi ribadiva la sua contrarietà ad ogni forma di intonaco, reo di occultare proprio quelle pietre che (e come dargli torto!) di Gubbio sono la vera essenza.

A tale riguardo si rammaricava per come Gubbio, nettamente il centro storico più bello ed autentico dell’Umbria, si fosse impoverita al cospetto di altri comuni umbri.  In particolar modo mi manifestava la sua intolleranza a Perugia, che non riconosceva come capoluogo di provincia: “Perugia ‘n ce pole vedè, ancora ‘n c’ha perdonato tutte le botte che J’emo dato a l’epoca dei comuni…”.

Aurelio Passeri ci ha lasciato, ma giorni fa, l’ultima volta che l’ho visto, mi aveva detto di ritenersi fortunatissimo per la vita che ha vissuto, fiero della sua famiglia, dei suoi amici, della sua arte, ma soprattutto orgoglioso di averla vissuta a Gubbio.

Un altro pezzo di storia di Gubbio ci ha lasciato, ma certamente ora sarà felice, incastonato tra le sue pietre.

Francesco Zaccagni, 11/10/2014

I saldi di “inizio” stagione

CSALDI NEGOZI MILANO’è crisi, molte aziende sono sparite, altre sono in difficoltà. Le famiglie hanno sempre meno denaro da spendere ed il commercio piange lacrime di sangue, spesso comprensibili e giustificate, in certi casi, no. Molti dicono che questo  Natale abbia registrato uno dei più grossi cali nelle vendite da decenni a questa parte, e ci credo.

Tuttavia, per fortuna ci sono i saldi, sono loro che possono ridare fiato alle casse asfittiche di molti commercianti. I benedetti saldi di “fine” stagione che io, al contrario, definisco i maledetti saldi di “inizio” stagione.

I TG nazionali presentano l’avvento dei saldi in prima notizia, quasi fosse quello di un messia che, spinto dalla sua magnificenza e bontà, ogni tanto ridiscende sulla terra per riportare giustizia tra gli uomini poveri e di buona volontà. Ed ecco che si vedono, nelle grandi città, file interminabili di fronte ai negozi del centro, tipo quelle per il pane nei paesi dell’Est, ai tempi della Cortina di ferro. Code e cose da non credere.

Passeggiando nella nostra città non si notano certo file, ma le vetrine di abbigliamento sparano pure loro sconti da capogiro, del 30-50-70 %, che mi fanno alquanto riflettere.

Prima di tutto, e lo capirete dal titolo, credo sia assurdo, nella prima settimana di gennaio, fare riferimento alla fine stagione, quando il freddo deve ancora arrivare, a pochi giorni dal Natale.

Lungi da me dal fare i conti in tasca agli altri, ma mi domando, come è possibile fare sconti del 50-70 % se non grazie ad un prezzo di partenza iniziale fuori dalla grazia di Dio? Subito dopo, tuttavia, ricordando i testi universitari di economia, mi acquieto pensando che il prezzo non lo fa il commerciante, bensì il mercato, laddove domanda e offerta di un bene si incrociano. Bah… sarà così…

Di certo, però, ciò non mi soddisfa comunque, sognando, forse da idealista, un mondo in cui il rapporto tra il commerciante e l’acquirente sia assolutamente fiduciario, basato sulla serietà e sulla correttezza. Invece no, sembra quasi che oggi comprare un prodotto sia una specie di gioco d’azzardo, una lotta tra furbi, quasi per la sopravvivenza, dove l’acquirente deve cercare momenti propizi o filoni d’oro, mentre il commerciante sfruttare al massimo gli attimi di debolezza dei propri clienti. Ma santo Dio, se fossi un commerciante, quale più grande soddisfazione ci sarebbe, oltre a quella di portare avanti la mia attività tra le enormi difficoltà che oggi si incontrano e di realizzare quindi un giusto profitto, se non quella di vedere un cliente fiero e soddisfatto del proprio acquisto?

Se io acquisto un capo di abbigliamento la vigilia di Natale a 400 €, e il 4 gennaio me lo ritrovo in vetrina a 200 €, cosa debbo pensare? Che io sono un allocco o che il negoziante è molto più “furbo” di me? Probabilmente e tristemente entrambe le cose…

Una volta i saldi erano a marzo e se qualcuno comprava qualcosa per Natale sapeva che la pagava un po’ di più ma ce l’aveva tre mesi prima dei saldi di fine stagione, quella vera, quando già si respira aria di primavera. Oggi solo uno sciocco può comprare nel periodo natalizio. Andando avanti così e ragionando con un briciolo di logica o dovremo festeggiare il Natale nei primi di giorni di gennaio o, magari più probabilmente, i saldi inizieranno il 15 dicembre. Non vedo altre soluzioni, visto che ormai siamo in guerra economica e commerciale.

Concludo queste mie riflessioni con l’ennesimo elogio alla Apple, di cui ammiro la strategia commerciale: prodotti di assoluta qualità, costosi, ma con una garanzia assoluta. Se li vuoi, li paghi a quel prezzo. Sempre ed ovunque. Che bello!

Francesco Zaccagni, 06/01/2014

Ripensando a Craxi…

craxi_gubbio1Parlare di Craxi mi fa tornare in mente i tempi della mia adolescenza, quando a casa mia si mangiava pane e Politica, quella vera, con la “P” maiuscola. Erano gli anni in cui tutto andava bene, o per lo meno così sembrava: l’Italia era in pieno boom industriale e le nostre squadre di calcio primeggiavano in Europa e nel mondo. Il Partito Socialista incarnava lo spirito di milioni di Italiani che credevano in uno Stato moderno, laico e riformista. Immediatamente il mio pensiero si rivolge a mio padre, che era allora segretario del PSI di Gubbio, della sezione Nenni per la precisione (visto che nella nostra città ve ne erano addirittura due), oltre che Vicesindaco per alcuni anni.

A Gubbio il PSI, grazie a una tradizione radicata, era ancora più forte che in Italia; sempre con la bussola ben indirizzata a sinistra, ma a una sinistra moderna e innovatrice, certamente non quella dei “no” ad oltranza. Il Governo della città era frutto dell’alleanza storica con l’allora PCI, composto da Persone, tutte di una certa Levatura, che si accordavano sui programmi e sulle cose da fare per la città e non sulle poltrone. La Politica era di tutti, ma non per tutti. Ognuno dava il proprio contributo, ma la Politica la facevano solo i migliori. C’era più umiltà e sicuramente maggior senso della dignità, quello che forse manca oggi. La Politica era un Ideale e non un posto di lavoro.

Craxi era il leader per antonomasia e, a casa mia, quando parlava in Parlamento o in qualche intervista al TG, quasi inconsciamente, tutti abbassavamo il tono della voce per sentirlo parlare. Non era mai banale e ogni sua parola dava ancor più sicurezza a un paese che era già di per sé entusiasta.

E poi il tonfo di Tangentopoli. Ricordo perfettamente lo scoramento di mio padre il 30 aprile del 1993, nel momento in cui la folla inferocita scagliava su Craxi monetine all’uscita dall’Hotel Raphael a Roma. Era la caduta di un mito, la fine di un sogno, la disillusione per molti che avevano creduto in Craxi, nel suo carisma, ma che comunque, come mio padre allora e io oggi, continuavano a serbare nel proprio animo l’Ideale socialista.

Ancora oggi, a 13 anni esatti dalla sua morte, la figura di Craxi è estremamcraxi_gubbioente controversa, visto che per anni ha rappresentato e rappresenta tuttora il simbolo di Tangentopoli, l’emblema della politica avida e corrotta, oltre che uno degli artefici del famigerato debito pubblico italiano. Di lui molti ricordano il discorso del ’92 sul finanziamento ai partiti con l’intera Camera che rimase in vile silenzio, fino ad arrivare alla fuga per alcuni, l’esilio per altri, in Tunisia.

Tuttavia, a fronte di indubbi atti illeciti e deprecabili, mai come oggi, a mio avviso, in un momento in cui la politica, quella con la “p” minuscola, ha perso ogni credibilità, è facile rivalutare la figura di Bettino Craxi, quantomeno una buona parte. Di sicuro era un vero statista, uno dei maggiori artefici in quegli anni del miracolo italiano, protagonista sul terreno delle conquiste economico-sociali e della democrazia. Sarebbe oggi irriverente qualsiasi confronto con Silvio Berlusconi, al quale era legato da una profonda amicizia. Direi che il divario Craxi-Berlusconi in termini di statura politica è forse dieci volte maggiore a quello già rilevante in termini di statura fisica… Craxi fu colui che a Sigonella seppe riportare in alto l’orgoglio del Paese, contro lo strapotere americano. Indubbi, in quegli anni, erano il prestigio internazionale suo e dell’Italia intera.

Se confronto la politica di allora con quella di oggi, sia a livello locale che nazionale, mi viene quasi da piangere di nostalgia e non solo perché ripenso a mio padre: non mi riferisco solo a Craxi, ma a gran parte dei Politici dell’epoca. Se poi penso che Franco “Batman” Fiorito era uno di coloro che tirava le monetine a Craxi, se penso allo squallore generale dell’Italia di oggi, se penso alla totale assenza di valori da parte della maggior parte dei politici, la nostalgia si trasforma in rabbia.

In questo clima di assoluta mediocrità, mi torna in mente la lapide intitolata a Pietro Gori presso la sede della Società Operaia di Gubbio: “Dove dormono i giganti i nani di passaggio non si persuadono di essere stati preceduti da tanta grandezza”. Se questa è la Seconda Repubblica, dovrebbe inginocchiarsi e chiedere scusa alla Prima.

Francesco Zaccagni – Gubbio Oggi – 17/01/2013

Proseguendo con la navigazione del sito, accetti l'utilizzo dei cookie presenti in esso. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a navigare questo sito cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi