L’INTELLIGENZA DEL FUTURO SARÀ SOLO ARTIFICIALE?

Facendo un confronto tra me e i miei figli, noto immediatamente una differenza fondamentale.
Loro si muovono con grande disinvoltura nel mondo digitale, padroneggiando applicazioni e strumenti, incluso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Io, invece, lo faccio per necessità: me la cavo abbastanza bene, ma non si tratta di un’attitudine naturale. Al contrario, mentre per me pensare e scrivere sono attività estremamente spontanee, per loro lo sono meno. Eppure riescono a colmare questo divario proprio grazie alla loro spiccata familiarità con la tecnologia.
Già si paventava una simile minaccia 30-40 anni fa con l’avvento dei computer, ma l’intelligenza artificiale è qualcosa di diverso. Il computer eseguiva comandi velocemente e alla perfezione. L’IA prende decisioni, crea contenuti, risponde, in apparenza pensando “con intelligenza”.
A questo punto mi pongo tre domande: in futuro, le capacità individuali saranno legate principalmente alla competenza tecnologica, oppure alcune “arti” continueranno ad avere un valore intrinseco e umano?
Scrittura, pittura, canto e altre forme artistiche resteranno espressioni autentiche dell’essere umano o diventeranno anch’esse dominio della tecnologia?
Infine, mi chiedo: il fatto di dipendere così tanto dalla tecnologia (o anche solo dalla corrente elettrica) potrebbe esporci (o meglio esporli) a una forma di pericolosa sudditanza e dipendenza?

TITOLO DI STUDIO vs INTELLIGENZA vs PRATICITÀ

Molto spesso si utilizza il titolo di studio per valutare e giudicare le persone. Nulla di più sbagliato.
È chiaro che, in alcune professioni, la laurea è una condizione necessaria, ma non potrà mai essere un parametro oggettivo per misurare l’intelligenza o le capacità di un individuo.
A parte il fatto che oggi la laurea è un titolo diffusissimo, conosco persone plurilaureate che, in situazioni quotidiane, vanno in tilt: non riescono a prendere il treno giusto in stazione, hanno difficoltà ad acquistare un oggetto su Amazon, non riescono a capire una barzelletta, non sanno andare in biciletta o non sono in grado di cuocersi un uovo.
Laurea a parte, ci sono persone che reputo dotate di intelligenza superiore, eccellenti in ambiti specifichi, che poi vanno in difficoltà nelle cose più semplici. A volte possono essere distratte o sovrappensiero, non ascoltano forse per eccesso di sicurezza, oppure sono concentrati su problemi complessi e quindi snobbano dettagli quotidiani spesso fondamentali. Fatto sta che mi capita sempre più spesso di imbattermi in queste situazioni e ormai non mi sorprendo più di nulla.
Per fare un esempio concreto: in una chat ho dato indicazioni chiare per eseguire un’azione semplicissima (un bonifico) e, tra tutti, le uniche due persone che hanno sbagliato sono tra coloro che ritengo più intelligenti e hanno il titolo di studio più alto.
Con questo, non voglio giudicare nessuno, non ce l’ho certo coi laureati (la laurea ce l’ho anche io anche se ancora è nel tubo di cartone con cui l’ho ritirata), ma per favore non giudichiamo le persone per luoghi comuni. In sostanza, essere brillanti in un campo non significa essere bravi in tutto: e serve equilibrio tra teoria e pratica.

IL PARADOSSO DELLE PASSWORD

Nell’era digitale ognuno di noi è costretto a gestire quasi quotidianamente decine tra password, pin, codici utenti, numeri di sblocco, telefoni, account, ecc. Non solo, questi vanno costantemente modificati per “rafforzarne” la sicurezza. Fatto sta che anche chi è dotato di memoria sovrumana è costretto a scrivere queste password da qualche parte (o su carta o su file), pregiudicando così tutte le velleità di sicurezza.
Lo so, esistono sistemi di password manager, ma quanti li conoscono e utilizzano?
Questa delle password è, secondo me, una di quelle situazioni in cui il troppo è come il poco.

COME RIUSCÌ SAN FRANCESCO A PARLARE CON GLI UCCELLI?

Alessandro Barbero al Festival del Medioevo di Gubbio ci ha raccontato un San Francesco inedito. Uno tosto con sé ma soprattutto con gli altri. Uno con cui non si poteva discutere. Un personaggio scomodo. E ci svela pure una versione alternativa (forse più verosimile) della chiacchierata con gli uccelli.
Una storia diversa di un grande Santo, in un’ottica più umana, con pregi e difetti molto simili ai nostri. Una storia che poi il suo narratore, Bonaventura da Bagnoregio, ci ha riportato in forma molto più edulcorata oltre che miracolosa. Questi 5 minuti che ho filmato sono esemplari.

PIÙ GRAVE TOGLIERE LA LIBERTÀ A UN INNOCENTE CHE LASCIARE LIBERI 10 DELINQUENTI

Nell’immagine ho accostato due facce quasi opposte della stessa medaglia. Sono il simbolo di una giustizia italiana che certamente non funziona. Da una parte un uomo, ex detenuto, liberato dopo aver passato 32 anni ingiustamente in carcere. Dall’altra un gioielliere che la giustizia ha pensato di farsela da solo, probabilmente esasperato da precedenti rapine, ma compiendo vere e proprie esecuzioni a sangue freddo.
La giustizia in Italia è spesso debole con i forti e forte con i deboli, le pene raramente vengono rispettate e nonostante ciò le carceri sono sempre più affollate.
Ho riflettuto molto su questi due eventi, provando pure ad immedesimarmi nelle varie situazioni: a mio avviso è molto più grave togliere la libertà a un innocente che lasciare liberi dieci delinquenti. Ora chi lo ripaga a Zuccheddu per i 32 anni rubati?

IL FATTORE TEMPO È DECISIVO

Negli scacchi spesso è la cura del dettaglio che fa vincere le partite, ma esiste il fattore tempo che ne limita la possibilità di perfezionarlo.
Sia in termini materiali, ossia il tempo indicato dall’orologio, visto che se lo finisci perdi a prescindere dalla posizione sulla scacchiera.
Sia in termini strategici, ossia il tempo di sviluppo dei pezzi, visto che è fondamentale che questi siano attivi ed entrino nel cuore del gioco prima possibile.
Negli scacchi ad alto livello chi gioca passivo perde al 100%, anche se non commette errori.
Non solo negli scacchi…

IL CALCIO MODERNO SPIEGATO DALLE EMOZIONI DI FEDERICO

Mio figlio Federico, 9 anni a dicembre, è ovviamente interista come me e come tutti i ragazzini tende ad idolatrare il goleador. Alcuni anni fa era Mauro Icardi, aveva la sua maglietta N.9 e, se segnava con gli amici, esultava come lui con le mani vicino alle orecchie. Quando fu venduto fu un dramma. Pianti a dirotto e vera disperazione, nonostante io non fossi molto dispiaciuto perché avevo capito sia il personaggio che il suo procuratore e cercavo di rincuorarlo: “Chico, tranquillo, Icardi faceva casino e poi adesso ne compriamo uno più forte!”.
La sua disperazione, però, durò per giorni. Arrivarono Lautaro Martinez e Romeliu Lukaku e, appena cominciarono a mietere gol a grappoli, Icardi finì presto nel dimenticatoio.
Ieri, sono stato molto in difficoltà nel comunicare a Federico che Lukaku era stato venduto, forse anche perché questa volta sono molto rattristato pure io. Eppure la sua reazione lì per lì mi ha sbalordito: “Babbo, chi compriamo ora?”. Insomma, se ne va un giocatore unico, un vero leader, una “brava” persona e Federico se lo lascia scivolare via come se partisse un Gagliardini qualsiasi? Questo mi ha fatto molto riflettere e purtroppo mi ha portato alla triste conclusione di un calcio romantico che non esiste più. Io che per anni da bambino mi sono fatto i capelli come Rummenigge, mi rendo conto che un ragazzino oggi è costretto ad innalzare subito le proprie barriere immunitarie contro i tradimenti, calcistici e non. Un ragazzino di 8 anni oggi sa bene che non può legarsi a nessuno perché contano solo i soldi e i procuratori. Certamente, però, un calcio senza bandiere é un calcio molto più povero che non so per quanto ancora potrà reggere. Perché senza sentimenti e senza tifosi il giocattolo si rompe e finisce.

IL NAUFRAGAR M’E’ DOLCE IN QUESTO ACQUARIO…

Questo che vedete è l’acquario da 72 litri in cui tengo alcuni pesci rossi, purtroppo presi anni fa dai miei figli alla fiera di San Giovanni. Non riuscivo a vederli in un contenitore di plastica da 5 litri e così ho acquistato questo più grande. Lì per lì, mi è sembrato che i miei pesci rossi fossero dei privilegiati, poi ho comunque concluso che pure loro stiano facendo una vita di merda, come tutti gli altri. Insomma, mangiano, dormono, non hanno predatori, ma comunque vivono in un mondo limitato, in soli 72 litri d’acqua appunto. Certo, i pesci non se ne rendono conto, ma comunque io che da fuori posso capire cosa sia la libertà, so che stanno facendo una vita di merda, non avendo la possibilità di conoscere altro. Ogni volta che penso a loro, tuttavia, mi viene il dubbio se pure noi non stiamo vivendo in un acquario, seppure grande, ma sempre limitato. Magari, penso, ci sarà uno che ci guarda da fuori, dal suo mondo più grande e ci compatisce per la vita misera e limitata che stiamo vivendo. Immediatamente dopo, tuttavia, rifletto che solo una grande mente libera potrebbe immaginare tutto questo meccanismo vizioso. Cioè, il nostro pensiero e la nostra intelligenza possono comunque renderci liberi di viaggiare e immaginare all’infinito. E magari lo possono fare pure i miei pesci rossi. Poi, dopo tutto questo pensare, mi fermo per non impazzire. E il naufragar m’è dolce in questo acquario…

QUELL’IRRESPONSABILE DI RENZI!

Partiamo dalla fine. La probabile se non scontata fiducia al governo Draghi. Si potranno avere opinioni diverse e contrarie, ma certamente Draghi oggi rappresenta per l’Italia la figura più autorevole e capace per guidare un paese in pieno naufragio politico nel mare più tempestato del dopoguerra, per una pandemia epocale e la conseguente crisi economico sociale. Serviva un timoniere abile ed esperto e Draghi lo è, universalmente riconosciuto. Quindi il paese non ha che da guadagnarci da questa situazione, mettendo così alle spalle un governo barcollante e poco efficace, figlio delle contraddizioni di base delle componenti politiche che lo supportavano. Attenzione, qualcuno già paventa un bagno di sangue in termini di sacrifici, come al tempo del governo Monti, ma ora lo scenario è diametralmente opposto. Monti, al tempo, dovette tagliare per risorse insufficienti, Draghi dovrà invece gestire i miliardi del Recovery Fund, che rappresentano la più grande cifra di sempre a disposizione del nostro paese. Il problema è che però tra incapacità, burocrazia, litigi e mancanza di visione complessiva del precedente governo, questi miliardi sarebbero rimasti nel cassetto. Draghi sarà chiamato a questa gravosa sfida e ci auguriamo per il bene del paese che ne uscirà vincitore.

Bene, appurato ciò, vediamo come si è arrivati a questa soluzione che a questo punto appare l’unica percorribile.

Tutti unanimemente attribuiscono questa “grande irresponsabilità” all’odiato Matteo Renzi. L’uomo che con il solo 2% teneva in mano le sorti della maggioranza di governo, infischiandosene della grave crisi in atto e degli italiani, per pura ambizione personale. Tutti, con altrettanta sicurezza (mi ci metto pure io!), avevano giudicato il suo staccare la spina al governo un’autocondanna a morte, un vero e proprio harakiri politico, “Italia Viva è morta!” In realtà ora, nello stesso modo in cui ci si accorge di essere stati vittima di un abilissimo pacco napoletano (li ho visti all’opera, sono bravissimi e degni della mia ammirazione!), come per incanto tutto il restante 98% è stato messo sotto scacco, quasi ipnotizzato.

Renzi non voleva votare (certificando quel 2% che per ora è solo nei sondaggi) ma voleva a tutti i costi sostituire Conte con una figura tecnica autorevole. Obiettivo raggiunto!

La destra, che avrebbe stravinto le elezioni forte della sua apparente compattezza, ora è completamente spaccata dalla figura di Draghi. La Meloni non appoggerà il nuovo governo, per mantenere alto il consenso, ma è isolata. Infatti Salvini si trova con la Lega divisa nella sua contraddizione principale, cioè tra europeisti e sovranisti (i bravi Giorgetti e Zaia da una parte e lui dall’altra), con buona parte del suo elettorato del nord molto vicino allo stesso Draghi. Peraltro, Salvini stesso non è tanto convinto di andare alle elezioni con la Meloni che gli drenerebbe numerosi voti. Forza Italia, invece, appoggerà in massa Draghi, rivendicandone addirittura la primogenitura.

Veniamo al PD, che da quando non c’è Renzi ha perso verve e forza di governo, appiattito dalla pavidità di Zingaretti e dai veti posti dall’alleato M5S, sopportato sempre più a fatica. All’indomani della caduta del primo governo Conte, Zingaretti disse “il voto è l’unica soluzione!” E Renzi tirò fuori dal cilindro il governo Conte Bis. Ora Zingaretti diceva fino a ieri “Conte ter unica soluzione” e ci si avvia a un governo Draghi. Insomma, Zingaretti dimostra mancanza assoluta di visione politica e di non azzeccarne una. Al contrario Renzi dimostra di essere in grado di manovrare il PD anche dall’esterno.

Dulcis in fundo il M5S o quel poco che ne rimane, distrutto prima dall’alleanza suicida con Salvini che gli ha strappato metà elettorato; eroso dalle sue enormi contraddizioni, figlie di un’utopistica carta dei valori, puntualmente smentiti uno ad uno, mese dopo mese, azione dopo azione (urlare è una cosa, governare è un’altra, ora lo hanno capito!); vittima inoltre delle faide interne tra i vari galletti di un vasto pollaio sempre più confuso. In linea teorica Draghi rappresenterebbe il demonio per il M5S, simbolo dei poteri forti, delle banche, dell’Europa e dell’establishment, quindi nessuno dei suoi parlamentari dovrebbe votarlo, ma c’è un “ma” grosso come una casa. Il 95% dei parlamentari grillini è costituito da ignoti “cittadini”, venuti dal nulla e baciati dalla stessa fortuna di chi vince al Superenalotto con un sistema di gruppo, che torneranno nel più assoluto anonimato non appena la legislatura terminerà. Camerieri, disoccupati, studenti, commercianti, steward, insegnanti, tutta gente “normale” e “honesta”, per carità, ma per cui i 500.000 euro da qui alla fine della legislatura rappresentano il guadagno di un’intera esistenza. Secondo voi questi onesti cittadini saranno così autolesionisti e idioti da rinunciarci non votando la fiducia all’ex demonio Draghi? Io credo proprio di no, tanto che già si intravedono in parlamento i primi gruppi di “grillini responsabili per Draghi”… È chiaro che l’appoggio a Draghi causerà l’ennesima spaccatura dell’elettorato del M5S, probabilmente sancendone alle prossime elezioni la quasi totale estinzione.

Alla fine di questa lunga disamina che ho cercato di analizzare con l’occhio dello scacchista, se tutto ciò non è avvenuto per caso, ma per colpa di Matteo Renzi, mi sento di dire che è stato veramente un irresponsabile. Ma un formidabile, spregiudicato e geniale irresponsabile.

W L’ITALIA!

Francesco Zaccagni, 04/02/2021

LA COLPA E’ SEMPRE DEGLI ALTRI!

Le affermazioni dell’allenatore dell’Inter Conte hanno evidenziato uno dei più consueti difetti umani, molto diffuso in Italia. Addossare cioè la colpa dei propri insuccessi o delle mancate vittorie a fattori esterni. Ieri Conte, anziché domandarsi perché l’attacco più forte del campionato non sia riuscito a segnare un gol all’Udinese, a fine partita ha protestato con l’arbitro reo di aver concesso un recupero troppo esiguo. Quindi, l’Inter ha avuto 94 minuti per segnare e il problema è stato lo scarso tempo a disposizione?
Il calcio è solo un evidenziatore mediatico di questo fenomeno che in realtà è presente ovunque: in politica, in ambito professionale, nelle relazioni umane e pure in famiglia. “Io sono bravissimo, non sbaglio mai e la colpa non è certo la mia!”…
Cercare alibi, oltre che essere tipico dei presuntuosi, dei deboli e dei perdenti, è in realtà l’ostacolo maggiore per migliorare, diventare più forti e magari riuscire a vincere.
Ammettere di aver commesso un errore, per piccolo o grande che sia, analizzarlo e risolverlo, è un atteggiamento individuale molto faticoso, ma è l’unica strada che porta al successo.

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