QUANTO INCIDE IL RISPARMIO DI POCHI RISPETTO LO SPERPERO DI MOLTI?

A casa sono un maniaco dello sfruttamento totale dei prodotti. Anzi, quando vedo che qualcuno sta per buttare via uno shampoo o un tubetto di dentifricio perché “tanto è finito”, per me la sfida diventa ancora più avvincente.
Così ogni shampoo fatto aggiungendo un goccio d’acqua al flacone (tanto i capelli ormai sono pochi…) o ogni lavaggio dei denti ottenuto spremendo il tubetto con la tecnica dell’arrotolamento, mi regala una piccola grande soddisfazione.
Il problema è che le mie sfide al risparmio si scontrano con chi in casa applica esattamente la filosofia opposta. Soprattutto con gli shampoo: d’altronde, in casa le chiome sono lunghe e folte.
Continuo comunque imperterrito, anche se sono perfettamente consapevole che, nell’economia familiare complessiva, i miei eroici tentativi probabilmente spostano ben poco.
In pratica, mi sento un po’ come l’Europa: investo tempo, energie e sacrifici per inquinare di meno, mentre il resto del mondo, la maggioranza, continua a consumare come se non ci fosse un domani.

LA LIBERTÀ DI LASCIARE TUTTO E PARTIRE

Sbarcando ad Ancona, incuriosito dalla targa LT di questo camper, chiedo a una bella ragazza bionda se venissero realmente dalla Lituania. Lei, sorridente, con un bimbo di un anno in braccio e una bambina di 5 per mano, mi risponde: “Sì, veniamo dalla Lituania, siamo partiti 9 mesi fa, abbiamo girato tutta Europa, Comunque siamo un po’ stanchi ormai”.
Io, sorpreso: “Complimenti, ma con il lavoro come avete fatto?”
Lei: “Abbiamo messo da parte i soldi e abbiamo lasciato il lavoro, appena torniamo lo ritroveremo”.
Questa è la vera libertà, il vero spirito da viaggiatori, che per i popoli nordici è naturale.
Per noi italiani una scelta così sarebbe quasi impossibile per tanti motivi, specialmente se si hanno figli piccoli, anche se questo sarebbe il minore dei problemi.

PENSIONI: ERA MEGLIO QUANDO ERA PEGGIO!

Vi ricordate quando anni fa ci fu la riforma Fornero sulle pensioni? Fu una piccola rivoluzione, ma era solo l’antipasto di una dinamica irreversibile per chi sa fare due conti.
Lei fu massacrata come se fosse un demonio. Molti politici, ancora oggi in auge, come Salvini e la stessa Meloni, ci specularono sopra per poi non fare praticamente nulla una volta arrivati al governo. E sapete perché? Perché il trend è irreversibile. Lo dimostra la riforma di Merz in Germania che, come spesso accade, è la prima a prendere il toro per le corna.
L’attuale sistema è insostenibile: calo demografico, sempre meno giovani che lavorano e pagano i contributi, pensionati che vivono molto più a lungo. Se poi aggiungiamo l’intelligenza artificiale, che potrebbe eliminare molti posti di lavoro, il quadro è completo.
La Germania ha varato una riforma che prevede un versamento aggiuntivo del lavoratore in un fondo che investe sui mercati finanziari per far fruttare (speriamo) quei risparmi e integrare la pensione futura.
Prima o poi dovrà farlo pure l’Italia, solo che chi governa sa che facendolo perderà al 100% le elezioni e quindi rimanda.
Certo, esiste un limite umano all’età pensionabile, non è che si può lavorare fino a 80 anni, sempre che ci si arrivi.
In realtà penso che debba essere ripensato l’intero modello economico, specialmente ora che molti lavori potranno essere fatti dall’intelligenza artificiale. La tecnologia a giovamento di tutti e non solo di chi la possiede. Ma servirebbe una rivoluzione totale e non vedo popoli in grado di farla.

PERCHÉ LA SPAGNA CI BATTE SU SALARI, BOLLETTE E TASSE?

La Spagna non ci batte solo nel calcio: ultimamente ci sta superando anche su aspetti molto più importanti. Le ragioni sono diverse e le spiega bene Milena Gabanelli su Dataroom del Corriere.
A mio avviso, tra i vari fattori citati, quello più decisivo è il costo dell’energia molto più basso, che rende il Paese più competitivo per le imprese e il costo della vita meno pesante per le famiglie.
Questo risultato deriva da un mix energetico che negli ultimi anni ha puntato fortemente sulle rinnovabili, ma in cui anche il nucleare continua ad avere un ruolo fondamentale. Vedi grafico.
Per questo, quando sento tanti amici di sinistra elogiare Sánchez per aspetti condivisibili come lavoro, salario minimo, diritti o autorevolezza internazionale, credo sia giusto ricordare anche questo pezzo del modello spagnolo.
Perché i risultati si ottengono prendendo l’intero pacchetto, non solo le parti che fanno più comodo.

A GUBBIO BISOGNA ANDARE OLTRE GLI ASCENSORI!

Durante la recente tre giorni di scacchi che abbiamo organizzato presso la Sala Trecentesca di Palazzo Pretorio, dovendo gestire circa 300 persone tra giocatori e accompagnatori, mi sono reso conto di un problema che la nostra città non può più sottovalutare.

Noi eugubini siamo magari abituati a “scalare” dislivelli, a salire scalinate: non ci preoccupa arrivare anche a piedi nella parte monumentale della città.

In realtà, tra chi è pigro e chi ha reali difficoltà a muoversi, la parte alta di Gubbio è difficilmente raggiungibile.

Oggi ho letto che gli ascensori sono tornati fruibili. Purtroppo, per motivi tecnici, durante il torneo erano fuori uso e abbiamo dovuto accompagnare alcuni giocatori anziani e con disabilità in auto fino a Piazza Grande.

Ma, al di là del torneo di scacchi, credo che Gubbio meriti un progetto degno del 2026, capace di rendere Piazza Grande e Via XX Settembre accessibili e facilmente raggiungibili da tutti. Un progetto che vada oltre gli ascensori che, per ovvi motivi, oltre a funzionare solo parzialmente e in determinati orari, non sono più sufficienti a sostenere un’esigenza sempre più sentita per una città turistica come Gubbio.

Nel recente passato ha fatto molto discutere il progetto della Fondazione Perugia, inizialmente approvato ma poi, per vari motivi, tra proteste, difficoltà tecniche e varianti progettuali, svanito (almeno per ora) nel nulla.

Le altre città umbre con caratteristiche simili a Gubbio, in termini di struttura urbana, si sono mosse in modo molto efficace: basti pensare a Perugia con le scale mobili della Rocca Paolina, ma anche a Spoleto, Orvieto e Assisi.

Per concludere, non so quale possa essere il progetto migliore, ma una cosa è certa: gli ascensori non bastano più. Bisogna progettare qualcosa e, soprattutto, realizzarlo. Il mondo va avanti e Gubbio deve cercare di stare al passo. E può farlo senza snaturare la propria bellezza medievale.

IL NUCLEARE: SOLUZIONE ORMAI NON PIÙ RIMANDABILE

La guerra all’Iran e le conseguenti speculazioni sul prezzo del petrolio e sul costo dei carburanti hanno riportato in evidenza una questione che sostengo da anni, anche impopolarmente.

Il nucleare è una soluzione, anzi forse l’unica soluzione in grado di produrre energia pulita, sostenere i fabbisogni di industria e residenziale e mantenere costi relativamente bassi.

Purtroppo, la lotta alla decarbonizzazione del pianeta, portata avanti, ahimè, soprattutto se non soltanto dall’Europa, ha generato un circolo vizioso che alla fine abbiamo pagato solo noi cittadini in termini di bollette alle stelle e inflazione su ogni bene di consumo, generi alimentari compresi. Sì, perché il prezzo di ogni bene è influenzato dal costo dell’energia, che noi italiani in particolare abbiamo tra i più alti del mondo proprio perché non autosufficienti.

Ben vengano le altre energie rinnovabili (fotovoltaico, eolico, idroelettrico, ecc.), ma queste non saranno mai sufficienti da sole a sostenere i fabbisogni dell’industria sempre crescenti.

Le industrie “hard to abate” (acciaio, cemento, chimica, ceramica, vetro, carta, ecc.) hanno risolto il problema aumentando i prezzi, tanto è vero che molte di esse presentano bilanci eccellenti. Chi ci rimette alla fine sono solo i cittadini, che non possono scaricare su nessuno i rincari.

La tecnologia e la scienza oggi hanno fatto passi da gigante e finalmente, anche con l’obiettivo di raggiungere l’indipendenza energetica, l’Unione europea ha invertito la rotta puntando anche sul nucleare per la transizione energetica, sostenendo lo sviluppo dei piccoli reattori modulari (SMR), centrali nucleari di dimensioni ridotte, più flessibili e più rapide da realizzare. Sono fresco reduce dal K-Energy di Rimini e ho un po’ approfondito l’argomento.

Ormai la politica internazionale, l’arroganza di Trump che sta mandando in fumo 70 anni di alleanza, la guerra in Ucraina e quella in Iran, ci hanno mostrato con evidenza che è necessario ragionare in termini europei su tutto, in particolare dal punto di vista energetico.

Ma, a prescindere da questo, permettetemi un ragionamento da italiano. Guardate la mappa delle centrali nucleari in Europa: ha senso continuare a dire NO al nucleare anche se siamo circondati da centrali di altri paesi? La risposta è sicuramente NO, a maggior ragione oggi che esistono tecnologie con livelli di sicurezza altissimi. Quindi avanti a tutta con il nucleare altrimenti ci doppiano.

L’INTELLIGENZA DEL FUTURO SARÀ SOLO ARTIFICIALE?

Facendo un confronto tra me e i miei figli, noto immediatamente una differenza fondamentale.
Loro si muovono con grande disinvoltura nel mondo digitale, padroneggiando applicazioni e strumenti, incluso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Io, invece, lo faccio per necessità: me la cavo abbastanza bene, ma non si tratta di un’attitudine naturale. Al contrario, mentre per me pensare e scrivere sono attività estremamente spontanee, per loro lo sono meno. Eppure riescono a colmare questo divario proprio grazie alla loro spiccata familiarità con la tecnologia.
Già si paventava una simile minaccia 30-40 anni fa con l’avvento dei computer, ma l’intelligenza artificiale è qualcosa di diverso. Il computer eseguiva comandi velocemente e alla perfezione. L’IA prende decisioni, crea contenuti, risponde, in apparenza pensando “con intelligenza”.
A questo punto mi pongo tre domande: in futuro, le capacità individuali saranno legate principalmente alla competenza tecnologica, oppure alcune “arti” continueranno ad avere un valore intrinseco e umano?
Scrittura, pittura, canto e altre forme artistiche resteranno espressioni autentiche dell’essere umano o diventeranno anch’esse dominio della tecnologia?
Infine, mi chiedo: il fatto di dipendere così tanto dalla tecnologia (o anche solo dalla corrente elettrica) potrebbe esporci (o meglio esporli) a una forma di pericolosa sudditanza e dipendenza?

TITOLO DI STUDIO vs INTELLIGENZA vs PRATICITÀ

Molto spesso si utilizza il titolo di studio per valutare e giudicare le persone. Nulla di più sbagliato.
È chiaro che, in alcune professioni, la laurea è una condizione necessaria, ma non potrà mai essere un parametro oggettivo per misurare l’intelligenza o le capacità di un individuo.
A parte il fatto che oggi la laurea è un titolo diffusissimo, conosco persone plurilaureate che, in situazioni quotidiane, vanno in tilt: non riescono a prendere il treno giusto in stazione, hanno difficoltà ad acquistare un oggetto su Amazon, non riescono a capire una barzelletta, non sanno andare in biciletta o non sono in grado di cuocersi un uovo.
Laurea a parte, ci sono persone che reputo dotate di intelligenza superiore, eccellenti in ambiti specifichi, che poi vanno in difficoltà nelle cose più semplici. A volte possono essere distratte o sovrappensiero, non ascoltano forse per eccesso di sicurezza, oppure sono concentrati su problemi complessi e quindi snobbano dettagli quotidiani spesso fondamentali. Fatto sta che mi capita sempre più spesso di imbattermi in queste situazioni e ormai non mi sorprendo più di nulla.
Per fare un esempio concreto: in una chat ho dato indicazioni chiare per eseguire un’azione semplicissima (un bonifico) e, tra tutti, le uniche due persone che hanno sbagliato sono tra coloro che ritengo più intelligenti e hanno il titolo di studio più alto.
Con questo, non voglio giudicare nessuno, non ce l’ho certo coi laureati (la laurea ce l’ho anche io anche se ancora è nel tubo di cartone con cui l’ho ritirata), ma per favore non giudichiamo le persone per luoghi comuni. In sostanza, essere brillanti in un campo non significa essere bravi in tutto: e serve equilibrio tra teoria e pratica.

IL PARADOSSO DELLE PASSWORD

Nell’era digitale ognuno di noi è costretto a gestire quasi quotidianamente decine tra password, pin, codici utenti, numeri di sblocco, telefoni, account, ecc. Non solo, questi vanno costantemente modificati per “rafforzarne” la sicurezza. Fatto sta che anche chi è dotato di memoria sovrumana è costretto a scrivere queste password da qualche parte (o su carta o su file), pregiudicando così tutte le velleità di sicurezza.
Lo so, esistono sistemi di password manager, ma quanti li conoscono e utilizzano?
Questa delle password è, secondo me, una di quelle situazioni in cui il troppo è come il poco.

COME RIUSCÌ SAN FRANCESCO A PARLARE CON GLI UCCELLI?

Alessandro Barbero al Festival del Medioevo di Gubbio ci ha raccontato un San Francesco inedito. Uno tosto con sé ma soprattutto con gli altri. Uno con cui non si poteva discutere. Un personaggio scomodo. E ci svela pure una versione alternativa (forse più verosimile) della chiacchierata con gli uccelli.
Una storia diversa di un grande Santo, in un’ottica più umana, con pregi e difetti molto simili ai nostri. Una storia che poi il suo narratore, Bonaventura da Bagnoregio, ci ha riportato in forma molto più edulcorata oltre che miracolosa. Questi 5 minuti che ho filmato sono esemplari.

Proseguendo con la navigazione del sito, accetti l'utilizzo dei cookie presenti in esso. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a navigare questo sito cliccando su "Accetta" acconsenti al loro utilizzo.

Chiudi