LE DISUGUAGLIANZE DEL COVID

Purtroppo i danni che il covid sta causando hanno un’aggravante: la disparità con cui hanno colpito. Non parlo della quesitone sanitaria che forse è quella più immediata e facile da capire, perché tutti i giorni abbiamo numeri e dati che la evidenziano. Mi riferisco soprattutto all’emergenza economica e sociale che sta colpendo solo alcune categorie.
Economicamente parlando, mentre farmacie, negozi alimentari e supermercati, ecc. ci stanno pure guadagnando, ci sono categorie in ginocchio, tra tutte metto hotel, bar e ristoranti, agenzie viaggi e attività legate al turismo, ma anche le palestre e tutte le attività sportive, artistiche e ricreative. Dal blocco di queste ultime attività a mio avviso dipende anche una gravissima crisi sociale che sta causando danni forse superiori alla perdita di vite umane.
Un vero e proprio disagio che sta colpendo i giovani, che forse sono le vittime sociali più colpite dall’emergenza covid. Se guardo dentro casa mia con un attento esame di coscienza, mi accorgo che a me è cambiato poco, pochi sono i sacrifici a cui sono tenuto. Lavoro regolarmente e continuo a coltivare le mie passioni preferite. Certo, mi mancano un po’ le cene al ristorante con gli amici, qualche viaggetto, ma per il resto sto benissimo. Mia moglie, insegnante di danza, è un anno che non lavora e per fortuna che ci sono io, perché i sussidi, quando arrivano, sono vergognosi. Ma il suo disagio è soprattutto psicologico, l’essere cioè tra quelle poche attività a cui è stata cambiata la vita, il non poter lavorare. I miei figli, di 8 e 13 anni, sono le vittime maggiori. A loro è stata strappata del tutto la socialità che a quell’età é fondamentale. Niente scuola, niente sport, niente danza, poco o niente amici e aggregazione, le gite scolastiche che tutti serbiamo tra i ricordi più cari. A me 1-2 anni di restrizioni poco fanno, ma a loro sono stati strappati per sempre 2 anni fondamentali che non recupereranno mai e di cui temo saremo costretti in futuro a pagare seriamente le conseguenze.

CON IL SOLO TURISMO SI MUORE DI FAME!

La salute viene prima di tutto, ma parlando di sviluppo economico e visione politica, l’attuale pandemia ha sbattuto in faccia a tutti un’amara evidenza. Impostare la strategia di una nazione, di una regione o di una città solo sul turismo è quanto di più sbagliato, miope e sconveniente si possa fare.
Quante volte ho sentito dire con grande superficialità:
“Dobbiamo puntare tutto sul turismo!”
“Tutto sul turismo il cazzo!” dico io…
Il turismo è importantissimo e deve essere uno dei settori su cui investire, ma non solo su quello, perché è fragilissimo.
Noi eugubini ne sappiamo qualcosa. Nel 2016 è bastata una forte scossa di terremoto a Norcia, cioè a oltre 100 km da Gubbio, che il turismo anche nella nostra città è stato azzerato per due anni.
Ora con il Covid-19 non ne parliamo.
La strategia migliore è diversificare, esaltando ovviamente le proprie peculiarità.

L’ORGANIZZAZIONE ALLA FINE VINCE SEMPRE!

Nel calcio, così come in economia, in politica e pure nella vita in generale, alla fine vince. È ciò che ho pensato quando ieri il Bayern ha vinto la sua sesta Coppa dei Campioni (io la chiamo così), rispettando il pronostico.
Una società seria che guarda numeri e dati, senza farsi prendere dalle emozioni, con un ottimo bilancio e soprattutto in ordine, rispetto a tanti altri grandi club europei pieni di debiti. Emblematico il fatto che a farne le spese sia proprio uno stellare e costosissimo PSG, in cui le numerose stelle (alcune pure in panchina) non sono state in grado di prevalere sulla “grigia” organizzazione tedesca. Un’organizzazione perfetta, senza tanti fronzoli, “alla tedesca” appunto, che si è permessa di vincere un triplete semplicemente sostituendo l’allenatore, esonerato mesi fa, con il suo vice.
Non c’è nulla da fare, se segui certe regole, programmazione, numeri, dati, ragione e scienza, non ti fai trasportare troppo dalle emozioni e dalla gente, alla fine i risultati ti daranno ragione. Ma ci vuole intelligenza, forza, coraggio, tenuta psicologica, mentalità, grande rispetto delle regole e delle istituzioni per poterlo fare, non cercando facili consensi e spesso andando pure contro ciò che chiederebbero i tifosi e il popolaccio.
Certo, si può vincere anche in altro modo, ma sarà certamente più dispendioso e più raro.
NOTA BENE: questo mio ragionamento vale “paro, paro” per la gestione dello Stato.

SIAMO SICURI CHE LA BICI ELETTRICA È GRANDE AMICA DELL’AMBIENTE ?!

La bici elettrica è diventata oggi il simbolo della mobilità sostenibile, in quanto riduce il traffico senza emissioni inquinanti e stimola il movimento anche dei più pigri. Insomma, una bella soluzione per salvaguardare ambiente e salute, che ora sta andando molto di moda ed è incentivata anche da vari governi, tra cui quello italiano.
Da parte mia non posso che gioire di ciò, auspicando una mobilità cittadina prevalentemente a pedali, tuttavia il boom di questo innovativo mezzo di trasporto mi ha portato ad alcune considerazioni che spero possano far riflettere chi legge.

COME È FATTA UNA E-BIKE E COME È ALIMENTATA?

Le componenti principali sono il TELAIO, che può essere fatto di vari metalli, tra cui acciaio, alluminio, carbonio, ottenuti da produzioni industriali certamente tra le più impattanti ed energivore. Poi abbiamo le RUOTE, costituite dai cerchi che sono in metallo e dai copertoni che sono per la quasi totalità in gomma sintetica, che è un derivato del PETROLIO. Inutile ricordare come l’industria petrolifera sia anch’essa tra le più impattanti del pianeta.
Infine abbiamo la BATTERIA: le migliori e più diffuse sono al litio, ma ne esistono anche al piombo o al nichel. Esse sono il frutto di un altro settore industriale che, come ogni altra attività umana, ha certamente impatti sull’ambiente. Le batterie tra l’altro presentano il problema ancora non risolto dello smaltimento post-utilizzo. Non va sottovalutato il fatto che le batterie si alimentano con ENERGIA ELETTRICA, notoriamente “pulita” solo dove si utilizza, in quanto prodotta per oltre il 70% bruciando combustibili fossili, CARBONE, METANO, OLIO COMBUSTIBILE, tra i maggiori responsabili del surriscaldamento della terra.

VENGO AL DUNQUE!

Tutti vogliamo bene all’ambiente e ci piace dichiararci sostenibili. Abbiamo raggiunto un livello di benessere e qualità della vita elevato in cui è impossibile fare a meno di certi beni e prodotti che sono frutto del progresso, della ricerca, dell’industria e della tecnologia. Tutto sta a produrli bene, in modo massimamente sostenibile, e a farne un utilizzo equilibrato. Abbiamo visto come anche una bici elettrica, ritenuta a ragione oggi grandissima amica dell’ambiente, abbia i suoi inevitabili impatti.
Evitiamo facili e inutili ipocrisie, altrimenti, per coerenza, l’alternativa è rivoluzionare il nostro modello di sviluppo e tornare nelle caverne.

SENZA PRINCIPIO DI LEGALITÀ NON C’È STATO NÉ LIBERTÀ

Il principio di legalità è la colonna portante di ogni stato libero e democratico per una civile convivenza. Se esiste una legge, essa va rispettata.
Ogni legge costituisce una restrizione di libertà, ma al tempo stesso la garanzia, a tutela di tutti i cittadini, che una certa azione si possa compiere con la modalità prevista.
Costruire un’abitazione, fare una vacanza al mare, aprire un’attività commerciale, acquistare un telefono, ecc.
In pratica, non si può dire “Questa legge è ingiusta e io non la rispetto” o viceversa “Tu rispetti la legge, ma non puoi farlo lo stesso” a seconda delle proprie convinzioni e opinioni.
Se salta il principio di legalità, lo Stato smette di esistere, così come i cittadini.

CON L’INGANNO SI PUÒ VINCERE UNA BATTAGLIA, MA SI PERDE LA GUERRA!

I fichi secchi sono tra i miei cibi preferiti specialmente quando vado in bici. Comodi, buoni ed energetici.
Così l’altro giorno ho acquistato questa confezione di “fichi secchi scelti”, attratto dalla bella pezzatura che si vedeva dalla pellicola trasparente. Appena aperta la scatola, ho scoperto l’inganno. Insomma, erano “scelti” solo i 6 fichi secchi visibili, gli altri erano mediocri. Che senso ha questa strategia commerciale basata sull’inganno del consumatore? Col cavolo che li ricompro!
In generale, l’inganno paga nel breve, ma perde di sicuro nel medio-lungo periodo, perché tanto la verità prima o poi viene a galla.

UN VIRUS CHIAMATO BUROCRAZIA

In Italia c’è un male tremendo che spesso uccide più del Corona Virus.
Si chiama BUROCRAZIA ed è presente da secoli in Italia, in tutte le regioni, con tutti i governi. Un male che rende meno veloce ed efficiente lo Stato, meno competitive le imprese e quindi tutti più poveri.
In periodi come questo ne fanno le spese specialmente i più deboli.
Molti hanno provato a estirparlo ma ancora non è stato trovato il vaccino.

LA SCUOLA “TRADIZIONALE” E’ INSOSTITUIBILE

Del valore inestimabile della scuola “tradizionale”, specialmente per le elementari, ce ne rendiamo conto molto bene ora che non c’è.
Gli insegnanti fanno tutto il possibile, lavorando forse il doppio con le piattaforme online, ma bambini di 6-7-8 anni è necessario che siano sempre affiancati.
Insomma, si tratta di un lavoro vero e proprio per genitori che contemporaneamente devono svolgere quello per cui sono pagati e gestire una casa straordinariamente e costantemente affollata. Oltre a tutto lo stress per le privazioni dovute all’emergenza.
Per fortuna, manca poco alla chiusura di questo disgraziato anno scolastico, ma certamente non sarà possibile continuare ad andare avanti così. I bambini hanno bisogno di volti reali, di maestri e compagni in carne e ossa, di concentrazione, del suono della campanella. E soprattutto i genitori.

IL CORONAVIRUS E LA DECRESCITA (IN)FELICE

Finalmente, dopo 3 settimane forzate di chiusura totale, possiamo avere un assaggio di quella che sarebbe la tanto agognata “DECRESCITA FELICE”.
Il traffico di automobili quasi azzerato ha ridotto al minimo le polveri sottili. Nei cieli i voli sono pressoché spariti, salvandoci dalle famigerate scie chimiche. Sono chiuse anche gran parte delle fabbriche che “infestano” il territorio nazionale, portando le emissioni al tanto desiderato “IMPATTO ZERO”.
A parte tutte le comodità che ci riserva la tecnologia, come videochiamate, computer, TV, simulatori, viaggi virtuali, si è tornati più o meno all’epoca preistorica. Certo, siamo tutti in angosciante attesa di un vaccino, che le spietate multinazionali farmaceutiche stanno affannosamente studiando. Ovviamente lo fanno solo per denaro, si sa. Mica perché vogliono salvare l’umanità… Tra l’altro, sia l’industria della tecnologia che quella farmaceutica sono lobby potenti, altrettanto inquinanti e dannose per l’ambiente. Facciamo così, aspettiamo il vaccino al Covid-19 e poi chiudiamo pure queste.
Insomma, dicevo, siamo come gli uomini preistorici, chiusi nella nostra comoda caverna e usciamo solo per stretta necessità, soprattutto per procurarci del cibo. Io stesso ho constatato che mi lavo molto meno, faccio la barba solo ogni 3 giorni (prima la facevo tutti i giorni), indosso gli stessi pantaloni della tuta da due settimane. Per ora riesco a lavorare da casa, partecipando alle riunioni dell’ufficio a volte in mutande. Ecco, le mutande. Quelle continuo a cambiarmele quotidianamente, ma prima o poi le eliminerò del tutto, non appena non faremo più le riunioni online coi colleghi. Tanto, tutto finirà.
A casa la clava di solito la tiene mia moglie e me la dà insieme alla mascherina solo quelle poche volte che esco durante la settimana, perché fuori è pericoloso. Una situazione ideale, si mangia, si beve e si dorme. Si sta solo a contatto con i propri cari. Ci si conosce pure meglio. A volte si legge, ma mi rendo conto che leggere non è necessario per sopravvivere e quindi smetto immediatamente. Magari, quando sarà inverno userò i libri come combustibile.
Mi domando, fino a quando potrà durare questa pacchia? Se anche dovesse finire, mi raccomando, continuiamo a tenere le fabbriche chiuse, auto e aerei fermi, così potremo continuare a respirare, felici, a pieni polmoni.

CREDIBILI, NON CREDENTI!

Ieri mattina, ascoltando distrattamente la TV, una frase di Don Luigi Ciotti mi ha colpito molto, tanto da aver destato la mia attenzione.
Ho poi scoperto che la frase originaria è stata pronunciata dal giudice siciliano Rosario Livatino, ucciso dalla mafia.
La frase è questa:
“Quando andremo di là, NON ci verrà chiesto se siamo stati CREDENTI, ma sei siamo stati CREDIBILI!”.
Ovviamente l’una non esclude necessariamente l’altra.
Ecco, mi piacerebbe molto che questo fosse il parametro di giudizio, non solo di là, ma anche di qua.

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