IL CALCIO MODERNO SPIEGATO DALLE EMOZIONI DI FEDERICO

Mio figlio Federico, 9 anni a dicembre, è ovviamente interista come me e come tutti i ragazzini tende ad idolatrare il goleador. Alcuni anni fa era Mauro Icardi, aveva la sua maglietta N.9 e, se segnava con gli amici, esultava come lui con le mani vicino alle orecchie. Quando fu venduto fu un dramma. Pianti a dirotto e vera disperazione, nonostante io non fossi molto dispiaciuto perché avevo capito sia il personaggio che il suo procuratore e cercavo di rincuorarlo: “Chico, tranquillo, Icardi faceva casino e poi adesso ne compriamo uno più forte!”.
La sua disperazione, però, durò per giorni. Arrivarono Lautaro Martinez e Romeliu Lukaku e, appena cominciarono a mietere gol a grappoli, Icardi finì presto nel dimenticatoio.
Ieri, sono stato molto in difficoltà nel comunicare a Federico che Lukaku era stato venduto, forse anche perché questa volta sono molto rattristato pure io. Eppure la sua reazione lì per lì mi ha sbalordito: “Babbo, chi compriamo ora?”. Insomma, se ne va un giocatore unico, un vero leader, una “brava” persona e Federico se lo lascia scivolare via come se partisse un Gagliardini qualsiasi? Questo mi ha fatto molto riflettere e purtroppo mi ha portato alla triste conclusione di un calcio romantico che non esiste più. Io che per anni da bambino mi sono fatto i capelli come Rummenigge, mi rendo conto che un ragazzino oggi è costretto ad innalzare subito le proprie barriere immunitarie contro i tradimenti, calcistici e non. Un ragazzino di 8 anni oggi sa bene che non può legarsi a nessuno perché contano solo i soldi e i procuratori. Certamente, però, un calcio senza bandiere é un calcio molto più povero che non so per quanto ancora potrà reggere. Perché senza sentimenti e senza tifosi il giocattolo si rompe e finisce.

OLIMPIADI 2020: CHE BELLO GLI USA CHE ROSICANO!

Per certi versi, le rosicate di americani e inglesi accrescono ancor più la gioia per queste storiche vittorie italiane nell’atletica in queste Olimpiadi di Tokio 2020.
Tuttavia, mi infastidiscono soprattutto degli USA due cose:
1) si sentono i primi della classe per atto dovuto nella velocità, anche se ormai sono 17 anni che non vincono l’oro olimpico nei 100 metri piani.
2) Se gli USA si sentono i più veloci al mondo, è solo grazie ai loro atleti di colore, nonostante nella vita quotidiana i neri siano ancora oggetto di razzismo, in una società così classista che più classica non si può.
Insomma, i neri sono americani solo quando corrono, saltano, fanno canestro o mettono gli altri pugili KO.

ROTATORIE IN BICI – UOMINI E DONNE

Da una mia personale statistica (che ritengo comunque attendibile), ogni volta che affronto in bici una rotatoria e NON ho la precedenza:
> 8 conducenti uomini su 10 MI FANNO PASSARE
> 8 conducenti donne su 10 NON MI FANNO PASSARE
Sono sempre molto attento a questa situazione stradale e ne ho dedotto che le donne hanno una maggior propensione al rispetto delle regole, sia proprio che altrui. Insomma sono molto più intransigenti degli uomini. Gli uomini tendono invece a comprendere maggiormente la situazione e ad interpretarla in modo più flessibile.
P.S. Ovviamente, io ad un ciclista in rotatoria darei sempre la precedenza…

NELLO SPORT C’E’ TUTTO, IL BELLO E IL BRUTTO!

Qui sotto ho messo insieme le immagini che più mi hanno emozionato, nel bene e nel male, in questi due giorni sportivi.
Sopra l’abbraccio tra due amici storici che va molto al di là di una partita di calcio seppure importante. In quell’abbraccio c’è amore, amicizia, orgoglio, voglia di lottare insieme per far vincere l’Italia, ma soprattutto la vita.
Sotto un’idiota assoluta che, per il proprio esibizionismo, al Tour de France ha causato una rovinosa caduta di gruppo che avrebbe potuto provocare danni gravissimi, persino qualche morto. Ora è ricercata dalla polizia perché se l’è data a gambe, anche se non credo che una simile idiota sia in grado di capire la cazzata che ha fatto.
Lo sport è un concentrato di fatti e di emozioni accelerato, dove si riescono a ritrovare tutte le cose belle e brutte che la vita ci propina.

1° MAGGIO, FESTA DEI LAVORATORI: DIFENDIAMO IL LAVORO E LE CONDIZIONI PER CREARLO!

Questa Festa é sempre stata il simbolo delle grandi conquiste in termini di diritti, sacrosanti, che i lavoratori hanno ottenuto nel tempo. In passato, quando i lavoratori venivano sfruttati, il lavoro abbondava perché serviva molta più manodopera. Oggi il problema è del tutto diverso: i diritti e le tutele ci sono, ma manca la cosa più importante: il lavoro. Quindi si parla di diritto al lavoro, lo dice anche l’art.1 della Costituzione. Ma quale lavoro? Chi può garantire lavoro? Perché molte aziende scappano o delocalizzano? Se veramente vogliamo difendere il diritto al lavoro (che non può essere solo statale!), creiamo le condizioni affinché l’Italia torni ad essere un paese attrattivo per chi vuole investire, perché oggi non lo è più. I problemi che ci rendono meno competitivi li conosciamo bene: burocrazia, costi dell’energia, elevata fiscalità e crisi del principio di legalità.

LA STATISTICA È IL VERO VACCINO CONTRO LA PAURA

Dire che i benefici del vaccino AstraZeneca contro il Covid-19 superano i rischi è sin troppo riduttivo.
Come al solito, per sfatare paure e pregiudizi su ciò che non si conosce è utile affidarsi ai numeri, su cui poco c’è da discutere. Ovviamente si tratta di statistica. Numeri freddi che aiutano a comprendere come oggi non abbia assolutamente senso aver paura di vaccinarsi.
Ebbene, da uno studio dell’Università di Sidney, è emerso che la possibilità di morire dopo aver effettuato il vaccino AstraZeneca è di 1 su 2.500.000 (2,5 milioni).
Se uno non si rendesse conto di quanto sia poco probabile, basta pensare alla probabilità che abbiamo ogni giorno di morire in migliaia di altri modi. Per esempio:
• Cadendo dal letto: 1 su 750.000
• Cadendo dalle scale: 1 su 2 milioni
• Venendo investiti da un treno: 1 su 1 milione
• Annegando nella vasca da bagno: 1 su 685.000
• Venendo colpiti da un fulmine: 1 su 3.000
• Ancora più probabile è venire sbranati da un cane, morire per la puntura di un insetto, giocando a calcio, per un’uscita in bicicletta troppo intensa (Lo sapevo!!!) o per incidente stradale.
Mio Dio! Che facciamo? Ci barrichiamo in casa? È inutile, perché potremmo comunque morire per un incendio, per una fuga di gas, per una scossa di terremoto o per la caduta di un meteorite sul tetto di casa…

LE DISUGUAGLIANZE DEL COVID

Purtroppo i danni che il covid sta causando hanno un’aggravante: la disparità con cui hanno colpito. Non parlo della quesitone sanitaria che forse è quella più immediata e facile da capire, perché tutti i giorni abbiamo numeri e dati che la evidenziano. Mi riferisco soprattutto all’emergenza economica e sociale che sta colpendo solo alcune categorie.
Economicamente parlando, mentre farmacie, negozi alimentari e supermercati, ecc. ci stanno pure guadagnando, ci sono categorie in ginocchio, tra tutte metto hotel, bar e ristoranti, agenzie viaggi e attività legate al turismo, ma anche le palestre e tutte le attività sportive, artistiche e ricreative. Dal blocco di queste ultime attività a mio avviso dipende anche una gravissima crisi sociale che sta causando danni forse superiori alla perdita di vite umane.
Un vero e proprio disagio che sta colpendo i giovani, che forse sono le vittime sociali più colpite dall’emergenza covid. Se guardo dentro casa mia con un attento esame di coscienza, mi accorgo che a me è cambiato poco, pochi sono i sacrifici a cui sono tenuto. Lavoro regolarmente e continuo a coltivare le mie passioni preferite. Certo, mi mancano un po’ le cene al ristorante con gli amici, qualche viaggetto, ma per il resto sto benissimo. Mia moglie, insegnante di danza, è un anno che non lavora e per fortuna che ci sono io, perché i sussidi, quando arrivano, sono vergognosi. Ma il suo disagio è soprattutto psicologico, l’essere cioè tra quelle poche attività a cui è stata cambiata la vita, il non poter lavorare. I miei figli, di 8 e 13 anni, sono le vittime maggiori. A loro è stata strappata del tutto la socialità che a quell’età é fondamentale. Niente scuola, niente sport, niente danza, poco o niente amici e aggregazione, le gite scolastiche che tutti serbiamo tra i ricordi più cari. A me 1-2 anni di restrizioni poco fanno, ma a loro sono stati strappati per sempre 2 anni fondamentali che non recupereranno mai e di cui temo saremo costretti in futuro a pagare seriamente le conseguenze.

CON IL SOLO TURISMO SI MUORE DI FAME!

La salute viene prima di tutto, ma parlando di sviluppo economico e visione politica, l’attuale pandemia ha sbattuto in faccia a tutti un’amara evidenza. Impostare la strategia di una nazione, di una regione o di una città solo sul turismo è quanto di più sbagliato, miope e sconveniente si possa fare.
Quante volte ho sentito dire con grande superficialità:
“Dobbiamo puntare tutto sul turismo!”
“Tutto sul turismo il cazzo!” dico io…
Il turismo è importantissimo e deve essere uno dei settori su cui investire, ma non solo su quello, perché è fragilissimo.
Noi eugubini ne sappiamo qualcosa. Nel 2016 è bastata una forte scossa di terremoto a Norcia, cioè a oltre 100 km da Gubbio, che il turismo anche nella nostra città è stato azzerato per due anni.
Ora con il Covid-19 non ne parliamo.
La strategia migliore è diversificare, esaltando ovviamente le proprie peculiarità.

L’ORGANIZZAZIONE ALLA FINE VINCE SEMPRE!

Nel calcio, così come in economia, in politica e pure nella vita in generale, alla fine vince. È ciò che ho pensato quando ieri il Bayern ha vinto la sua sesta Coppa dei Campioni (io la chiamo così), rispettando il pronostico.
Una società seria che guarda numeri e dati, senza farsi prendere dalle emozioni, con un ottimo bilancio e soprattutto in ordine, rispetto a tanti altri grandi club europei pieni di debiti. Emblematico il fatto che a farne le spese sia proprio uno stellare e costosissimo PSG, in cui le numerose stelle (alcune pure in panchina) non sono state in grado di prevalere sulla “grigia” organizzazione tedesca. Un’organizzazione perfetta, senza tanti fronzoli, “alla tedesca” appunto, che si è permessa di vincere un triplete semplicemente sostituendo l’allenatore, esonerato mesi fa, con il suo vice.
Non c’è nulla da fare, se segui certe regole, programmazione, numeri, dati, ragione e scienza, non ti fai trasportare troppo dalle emozioni e dalla gente, alla fine i risultati ti daranno ragione. Ma ci vuole intelligenza, forza, coraggio, tenuta psicologica, mentalità, grande rispetto delle regole e delle istituzioni per poterlo fare, non cercando facili consensi e spesso andando pure contro ciò che chiederebbero i tifosi e il popolaccio.
Certo, si può vincere anche in altro modo, ma sarà certamente più dispendioso e più raro.
NOTA BENE: questo mio ragionamento vale “paro, paro” per la gestione dello Stato.

SIAMO SICURI CHE LA BICI ELETTRICA È GRANDE AMICA DELL’AMBIENTE ?!

La bici elettrica è diventata oggi il simbolo della mobilità sostenibile, in quanto riduce il traffico senza emissioni inquinanti e stimola il movimento anche dei più pigri. Insomma, una bella soluzione per salvaguardare ambiente e salute, che ora sta andando molto di moda ed è incentivata anche da vari governi, tra cui quello italiano.
Da parte mia non posso che gioire di ciò, auspicando una mobilità cittadina prevalentemente a pedali, tuttavia il boom di questo innovativo mezzo di trasporto mi ha portato ad alcune considerazioni che spero possano far riflettere chi legge.

COME È FATTA UNA E-BIKE E COME È ALIMENTATA?

Le componenti principali sono il TELAIO, che può essere fatto di vari metalli, tra cui acciaio, alluminio, carbonio, ottenuti da produzioni industriali certamente tra le più impattanti ed energivore. Poi abbiamo le RUOTE, costituite dai cerchi che sono in metallo e dai copertoni che sono per la quasi totalità in gomma sintetica, che è un derivato del PETROLIO. Inutile ricordare come l’industria petrolifera sia anch’essa tra le più impattanti del pianeta.
Infine abbiamo la BATTERIA: le migliori e più diffuse sono al litio, ma ne esistono anche al piombo o al nichel. Esse sono il frutto di un altro settore industriale che, come ogni altra attività umana, ha certamente impatti sull’ambiente. Le batterie tra l’altro presentano il problema ancora non risolto dello smaltimento post-utilizzo. Non va sottovalutato il fatto che le batterie si alimentano con ENERGIA ELETTRICA, notoriamente “pulita” solo dove si utilizza, in quanto prodotta per oltre il 70% bruciando combustibili fossili, CARBONE, METANO, OLIO COMBUSTIBILE, tra i maggiori responsabili del surriscaldamento della terra.

VENGO AL DUNQUE!

Tutti vogliamo bene all’ambiente e ci piace dichiararci sostenibili. Abbiamo raggiunto un livello di benessere e qualità della vita elevato in cui è impossibile fare a meno di certi beni e prodotti che sono frutto del progresso, della ricerca, dell’industria e della tecnologia. Tutto sta a produrli bene, in modo massimamente sostenibile, e a farne un utilizzo equilibrato. Abbiamo visto come anche una bici elettrica, ritenuta a ragione oggi grandissima amica dell’ambiente, abbia i suoi inevitabili impatti.
Evitiamo facili e inutili ipocrisie, altrimenti, per coerenza, l’alternativa è rivoluzionare il nostro modello di sviluppo e tornare nelle caverne.

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